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Una volta il Terminillo, che sorveglia Rieti e la sua conca, ospitava le piste da sci più amate dai romani. Da qualche decennio, però, la situazione è cambiata. Le autostrade hanno dirottato gli sciatori dell’Urbe verso Campo Felice e le altre località abruzzesi. Sul Terminillo, proteso verso il Mar Tirreno, la neve è raramente abbondante.

Questo spettacolare massiccio, però, non è fatto solo di neve e di sci. Escursionisti e alpinisti, non a caso, lo frequentano con passione da quasi un secolo e mezzo. Nel 1882 Enrico Abbate, segretario della sezione di Roma del CAI, sale per la prima volta d’inverno alla cima più alta, e scrive di una montagna “rinomata per le sue rupi orride e spaventose”.

Nel 1901 un primo rifugio, dedicato a re Umberto I, viene installato sulla vetta del Terminilletto e premiato nell’Esposizione Universale di Parigi. Dopo la Seconda Guerra Mondiale un altro ricovero, dedicato ad Angelo Sebastiani, nasce a poca distanza dalla Sella di Leonessa, traversata dalla strada che unisce l’omonimo centro a Rieti.

Una fitta rete di sentieri consente di raggiungere il Terminillo, 2217 metri, e le altre cime del massiccio. Oltre che dal rifugio Sebastiani e da Pian de’ Valli e Campoforogna (due località che formano la stazione turistica del Terminillo) ci si può incamminare da Leonessa, Cantalice, Lisciano, Micigliano e Sigillo. L’ottima segnaletica realizzate dalle Sezioni di Rieti e Leonessa del CAI consente di raggiungere vette e valli di grande fascino.

Ricordiamo che, in condizioni invernali, i sentieri del Terminillo e le vette vicine si trasformano in itinerari alpinistici su neve e ghiaccio, e possono essere affrontati solo da chi possiede (ed è capace di usare) corda, piccozza e ramponi.

In estate, invece, non esistono difficoltà. Tra i percorsi che salgono alla vetta del Terminillo dal rifugio Sebastiani e dalla Sella di Leonessa, il più suggestivo entra in Valle della Meta, traversa le spettacolari conche carsiche sorvegliate dalla parete Nord del Terminillo, e poi raggiunge la cima per la aerea ma elementare cresta dei Sassetelli.

La parte iniziale del percorso è una passeggiata in ambiente sorprendentemente solitario, la traversata dei Sassetelli si svolge su rocce elementari ma un po’ esposte. La discesa per la breve ma ripida via normale, che meriterebbe un restauro, include dei tratti ripidi e scomodi a causa delle pietre levigate e a volte instabili. Un po’ di attenzione è d’obbligo.      

  • Dislivello: da 420 a 500 m                                           
  • Tempo; da 2.45 a 3 ore a/r
  • Difficoltà: E (EE la traversata dei Sassetelli)
  • Periodo consigliato: da giugno a ottobre

Da Pian de’ Valli si sale a Campoforogna e si prosegue sulla strada della Sella di Leonessa fino al rifugio Sebastiani (1820 m). Lo stesso punto si può raggiungere da Leonessa per la strada, chiusa quando la montagna è innevata, che risale la Vallonina e scavalca la Sella.

Un cartello indica l’inizio della via normale del Terminillo, che sale a mezza costa, entra in un valloncello erboso dove spicca uno skilift abbandonato, e poi obliqua a sinistra in direzione della cresta. A un bivio si va invece a destra nel valloncello, fino a incontrare (1920 m, 0.15 ore) un altro sentiero (segnavia 403) che proviene dalla Sella di Leonessa. Se si parte da quest’ultima (1901 m) i segnavia iniziano dal posteggio sul valico.  

In entrambi i casi si segue il sentiero che supera un breve tratto ripido, e continua con brevi saliscendi, ai piedi degli speroni rocciosi e dei canaloni del versante Nord est del Terminillo. Verso destra, in lontananza, compaiono i Monti della Laga e il Gran Sasso.

Da una cresta di rocce e mughi (1950 m, cartello) dalla quale ci si affaccia sulla profonda Valle della Meta. Da sinistra incombono le rocce del versante Nord est del Terminillo e la verticale parete Nord della montagna. Ben visibile il canale Chiaretti-Pietrostefani, percorso da un frequentato itinerario di alpinismo invernale.

Il sentiero scende per ripide ghiaie verso la Valle della Meta, poi traversa a sinistra nella conca delle Scangive, ai piedi della parete Nord del Terminillo. Si prosegue in ambiente solitario e suggestivo, con brevi saliscendi tra massi e doline, si aggira una cresta difesa da altre pareti e si entra nel circo glaciale del Prato dei Sassi.

Una traversata a mezza costa e dei tornanti su terreno roccioso portano a una sella (2077 m, 1.15 ore) all’inizio della cresta dei Sassetelli, dove il panorama si allarga sul versante reatino del Terminillo. Dall’altra parte arriva un sentiero che sale da Pian de’ Valli. Verso destra, in pochi minuti, si raggiunge la Cima di Vall’Organo (2090 m).

Si continua sulla cresta (ancora segnavia 403), poi una salita più netta porta alla Vetta Sassetelli (2139 m), dove la cresta diventa aerea e rocciosa. Si prosegue con percorso evidente, aiutandosi qua e là con le mani ma senza incontrare passi di vera arrampicata.

Si scende a una sella dove il sentiero ridiventa elementare, e si prosegue per una larga cresta di erba e ghiaie fino al bivio con dove arriva da destra un tracciato dal Terminilletto e dal rifugio Rinaldi. Un ultimo pendio porta al cippo dell’IGM sulla vetta tradizionale del Terminillo (2216 m, 0.45 ore). Vale la pena di proseguire a sinistra su una cresta rocciosa fino al punto più alto della montagna (2217 m).

Dal cippo IGM inizia la discesa per il ripido sentiero della via normale (segnavia 401), che segue la cresta Est-sudest. Ci si abbassa a svolte su terreno ghiaioso, si superano degli scomodi canalini rocciosi, si scende a mezza costa e si raggiunge un crinale pianeggiante che offre un bel colpo d’occhio sul versante Nord est.

Poco più a valle, da un evidente bivio, si può scegliere tra il sentiero che scende direttamente al rifugio e quello che obliqua a sinistra verso la Sella di Leonessa, prima della quale si può scendere a destra fino al rifugio. Occorrono 0.45 ore per raggiungere entrambi i punti di partenza.