Dai primi anni Settanta (“Continuavano a chiamarlo Trinità” con Terence Hill e Bud Spencer è uscito nel 1971) l’altopiano di Campo Imperatore e il canyon dello Scoppaturo, insieme al castello di Rocca Calascio, hanno attirato registi italiani e stranieri in cerca di scenari evocativi dove girare pellicole ambientate nel cuore dell’Asia (tra queste “Milarepa” di Liliana Cavani) o nel passato.
Questo itinerario, che sta diventando rapidamente classico, affianca al percorso all’interno del canyon una breve puntata sulla piana in direzione del Vallone della Fornaca, che s’insinua tra il Monte Prena e il Camicia. La parte occidentale del canyon, che ospita una grotta che figura nelle leggende di Castel del Monte, è allagata fino a luglio. D’inverno lo Scoppaturo può essere raggiunto con le ciaspole dalla Fonte di Cretarola, sulla strada che sale da Castel del Monte, e al contrario di quella che attraversa l’altopiano viene spazzata dalla neve. Se ci si limita a una breve passeggiata fino al canyon e alla “roccia della padella” è sufficiente un’oretta di cammino.
- Dislivello: da 120 a 150 m
- Tempo: da 2.15 a 2.30 ore a/r
- Difficoltà: T
- Periodo consigliato: da maggio a ottobre
La camminata inizia da una piazzola (1577 m) accanto alla strada che traversa l’altopiano di Campo Imperatore, accanto alla quale un vistoso tabellone ricorda “Continuavano a chiamarlo Trinità” e i suoi protagonisti. Siamo a 4 km dal bivio del Lago Racollo e a 3 da quello per Fonte Vetica, dove sono le celebri macellerie degli arrosticini. Si può arrivare fin qui da Fonte Cerreto, Santo Stefano di Sessanio, Castel del Monte e Rigopiano. Poco a ovest della piazzola sono altri posteggi.
Dalla statale, i vistosi segnavia 250 (il primo è sul guard-rail) scendono in un largo greto ghiaioso verso il canyon dello Scoppaturo. Nel punto in cui lo si raggiunge (1550 m, cartello del Cammino del Gran Sasso) conviene piegare innanzitutto verso destra, in direzione della parte più spettacolare della forra, in cui si apre la Grotta della Strega o della Valianara. Tra la primavera e l’estate, però, questo tratto è spesso sbarrato da un laghetto.
Si torna al bivio, e si continua in direzione opposta, con percorso elementare e libero, ai piedi di bizzarre guglie rocciose. Dove il vallone si apre si raggiunge il bivio (1503 m) da cui un sentiero sale a destra verso il Guado della Montagna e Castel del Monte.
Più avanti, superata una fonte, il canyon si apre sul Piano dell’Ospedale (1483 m, 1 ora compresa la deviazione iniziale), e un sentiero in diagonale sulla sinistra consente di salire alla statua (1500 m, 0.15 ore) che ricorda una famiglia di pastori uccisa dalle nevicate e dal gelo nel 1919. E’ possibile tornare al punto di partenza traversando l’altopiano e poi costeggiando la strada (0.45 ore), oppure (più bello) ripercorrendo l’itinerario dell’andata (qualche minuto in più).
In tutti i casi, vale la pena proseguire brevemente alle spalle del tabellone, per una vecchia carrareccia che risale uno spettacolare greto ghiaioso in direzione del Prena e del Camicia. Dopo 500 metri, sulla sinistra, sono delle rocce (1600 m, 0.15 ore a/r) che compaiono nel film. Ai loro piedi una padella ricorda i celebri fagioli cucinati da Bud Spencer.
Stefano Ardito Escursioni in Gran Sasso e Monti della Laga, Idea Montagna 2025
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