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Ho scritto molte volte, su questo blog , su “Montagna.tv” e su altre testate per denunciare la proliferazione delle scritte che, sulle cime dell’Appennino, annunciano inutilmente ai passanti il nome e la quota della vetta in questione. Ho parlato di questa bruttura anche in convegni, presentazioni e serate, trovando la condivisione di decine di escursionisti e alpinisti. E’ triste che alcuni frequentatori dei nostri monti, a iniziare dal Club 2000m, tollerino questo malvezzo lasciando pubblicare sui loro social centinaia di foto di scritte.

E’ incredibile che i Parchi dell’Appennino – Gran Sasso-Laga, PNALM, Sibillini, Maiella, Sirente-Velino, Simbruini… – più colpiti da pennelli e “pittori” non siano ancora intervenuti vietando di apporre nuove scritte, e cancellando quelle realizzate finora su decine e decine di cime. Sono stato facile profeta, qualche mese fa, quando ho predetto che gli “zozzetti del pennellino”, se lasciati fare, si sarebbero trasformati in “zozzoni”. Infatti i pennelli diventano sempre più grandi, e alle scritte si affiancano soli, scudetti, sorrisi e molto altro.

Tornerò a breve sull’argomento, anche per fare qualche proposta concreta a chi amministra le aree protette dell’Appennino. Intanto riprendo con piacere l’intervento pubblicato qualche giorno fa su Facebook da Pasquale Iannetti, guida alpina e grande conoscitore dell’Appennino, dopo aver scoperto un po’ di “pennellate” che hanno sporcato di recente alcune vette dei Sibillini e di altre zone. La foto di Pasquale che riprendo ha per sfondo il Monte Greco, in Abruzzo.

Vetta del Monte Porche, Parco Nazionale dei Monti Sibillini
(l’autore di questa opera d’arte ha portato in vetta il pennello ed il barattolo di vernice)

Nella foto uno dei tanti esempi di sfregio e dí comportamento arbitrario ai danni della montagna e, quel che è peggio, perpetrato sicuramente da chi pensa e afferma di amarla. Ma l’Amore, in tutte le sue connotazioni, presuppone rispetto, che in questa pratica non c’è assolutamente.

Il Club Alpino Italiano e gli Enti Parco debbono provvedere a fermare il dilagare di questa ignobile quanto deprecabile sistema di scrivere con il pennarello, e non solo, nome e quota delle vette, ahimè, una pessima abitudine, questa, in voga da alcuni anni.
Non sono qui ad aprire una querelle su chi sono i responsabili ed il perché si continua con questa vergognoso modo di sporcare le vette delle montagne, ma lancio l’allarme a chi di dovere, che lo deve raccogliere.
Propongo agli Enti Parco ed al Club Alpino Italiano di farsi promotori di una iniziativa tendente a collocare su ogni cima una piccola targa di pochi centimetri, in metallo brunito, in cui scrivere il nome della vetta e la quota. Così facendo e promuovendo una sensibilizzazione sulla questione, si potrebbe risolvere il problema.
Le sezioni del CAI potrebbero, coinvolgendo i propri soci in tale operazione, provvedere a ripulire con solventi e spazzola le scritte e collocare le targhette.

Chiedo anche alle numerose associazioni e organizzazioni di montagna a farsi promotrici di questa battaglia, tesa a restituire alle nostre amatissime montagne dignità e naturale bellezza.
Mi auguro che questa proposta non passi nuovamente inosservata come le precedenti note inviate agli Enti preposti al governo ed alla tutela del territorio.
Mi riferisco, in particolare, al dilagare dei furti con relativa rottura di vetri delle auto parcheggiate nei pressi delle partenze per le varie vette, della denuncia per il mancato ripristino del sentiero del Centenario, alla mancata manutenzione delle vie ferrate del Gran Sasso ed alla proposta di modifiche da apportare al nuovo bivacco Bafile.

Pasquale Iannetti

Guida Alpina