Dopo il 1918, al Monte Sabotino sono state dedicate strade e piazze in tutta Italia. All’inizio della Prima Guerra Mondiale, questa ripida altura calcarea che domina Gorizia e l’Isonzo era un baluardo austro-ungarico. La sua conquista nella VI Battaglia dell’Isonzo, nell’agosto 1916, costò 51.211 vittime italiane e 41.825 austro-ungariche, e permise alle truppe in grigioverde di occupare la città.
A rendere possibile la vittoria fu un’operazione fulminea, con tiro preciso dell’artiglieria, bombardamenti aerei e l’eroismo dei fanti della Brigata Toscana. I difensori, gli Schützen dalmati del 37° Reggimento fucilieri, non si arresero e furono massacrati. Per questo successo, il tenente colonnello Pietro Badoglio fu promosso generale e nominato marchese del Sabotino. Le nuove postazioni di artiglieria del Sabotino, rivolte verso nord-est, iniziarono a tirare sul Monte Santo e sul Vodice.
Oggi la montagna, vietata durante la Guerra Fredda, è un Parco della Pace internazionale. Questo frequentato anello inizia con un tratto abbastanza ripido, prosegue in cresta fino alla cima, scende al rifugio Pod Sabotin e torna alla base con una lunga diagonale. Il terreno è comodo, ma il crinale precipita ripidissimo verso nord. Attenzione anche alle molte caverne di guerra, non segnalate e che spesso si aprono accanto al sentiero.
- Dislivello: 440 m
- Tempo: 3.30 ore a/r
- Difficoltà: E
- Periodo consigliato: dall’autunno alla primavera, sconsigliate le giornate più calde
Dal centro di Gorizia si traversa il Ponte del Torrione, si va a destra verso Piuma, e si continua verso Conigo e la chiesa di San Mauro, presso la quale si posteggia (174 m). La zona si raggiunge comodamente anche se si arriva dal raccordo autostradale che collega la città alla A4 Venezia-Trieste.
Si continua a piedi su una stradina asfaltata parallela alla “Strada di Osimo”, un tracciato sloveno che corre in territorio italiano. A un bivio si incontrano i segnavia 97, e si va a sinistra sul cavalcavia che scavalca la “Strada di Osimo”.
Si continua per una mulattiera che sale ripida nella boscaglia, in vista di Gorizia, della sua vicina slovena Nova Gorica e del corso dell’Isonzo. Una serie di tornanti conduce a un primo belvedere con panchina, e poi a un edificio in legno.
Poco più avanti si piega a sinistra a un bivio, e si sale su terreno ripido e roccioso. Oltrepassato un boschetto di pino nero si esce su una mulattiera che porta ai ruderi della chiesa di San Valentino (538 m, 1.30 ore), altro magnifico belvedere a picco sull’ansa dell’Isonzo.
Qui inizia lo spettacolare percorso di cresta che conduce alla vetta. Il sentiero, sempre largo ed evidente, corre sul filo di cresta, dove sorgono molti cippi di confine, o poco più in basso sul comodo e coricato versante italiano. Quello sloveno, invece, precipita ripidissimo verso l’Isonzo.
Un bunker della Guerra Fredda precede la cima del Sabotino (609 m, 0.30 ore), con ometto, tavola di orientamento e libro di vetta. A sud-ovest si vedono la pianura e il mare, oltre l’Isonzo è il santuario di Monte Santo (Sveti Gora).
Si riparte sulla linea di cresta, a saliscendi e poi in discesa, rientrando in territorio sloveno e affacciandosi su altri speroni rocciosi a picco sull’Isonzo. Questo tratto in autunno è colorato dal rosso delle foglie del sommacco. Il percorso è comodo, ma sfiora (attenzione!) gli ingressi di numerose gallerie di guerra.
Da un bivio, una traccia non segnata e attrezzata con un passamano porta a destra all’arrivo di una teleferica. Poco più avanti, sul crinale, è la galleria delle otto cannoniere. In breve si arriva al rifugio Pod Sabotin (570 m, 0.15 ore escluse le visite ai tunnel), sotto il quale è un’imponente trincea restaurata.
Si scende lungo la strada asfaltata a un posteggio. Dal successivo tornante verso destra si va a sinistra lungo un percorso per mountain-bike indicato da cartelli e segnavia. Si rientra in Italia, si sbuca su una strada chiusa al traffico e la si segue ritrovando i segnavia 97 e superando un tornante. Da un bivio (350 m, 0.45 ore) inizia una lunga diagonale, prima in piano e poi in discesa, che riporta al cavalcavia e a San Mauro (0.30 ore).
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