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Lo so bene, se qualche giovane un po’ troppo entusiasta inneggia al Duce, o se qualche parlamentare europeo celebra la Decima Mas, non significa che in Italia stia per tornare una dittatura fascista.  Lo so bene, l’enorme affresco (12 metri per 13!) dedicato da Luigi Montanarini alla “Apoteosi del fascismo” nel Salone d’Onore del CONI nel Foro Italico di Roma è stato riportato alla luce nel 1997, per ordine della Soprintendenza (prima, per pudore, c’era stata appesa davanti una tenda), quando a Palazzo Chigi sedeva Romano Prodi. Il governo di Giorgia Meloni, tanto per essere chiari, non ha alcuna responsabilità in materia.

Ciò detto, nella vita, sono importanti anche il rispetto della storia e il buon gusto. Celebrare gli atleti in partenza per i Giochi estivi o invernali, o quelli che tornano dopo aver vinto una medaglia, sotto a questa immagine di Mussolini in gloria tra fasci littori, bombardieri in volo e labari, circondato da gerarchi, soldati e da ali di popolo festante non va bene. E’ un insulto postumo a partigiane e partigiani, alle vittime delle stragi naziste, agli italiani condotti al lavoro forzato nel Terzo Reich, agli ebrei. Ha imbarazzato più volte funzionari del CIO e rappresentanti di governi stranieri, che hanno chiesto di spostare di qualche metro gli eventi, senza esporli a foto e video con uno sfondo come quello.

L’affresco di Montanarini imbarazza certamente molti atleti, e molti giornalisti italiani e stranieri, che vedono ricomparire davanti ai loro occhi un Paese (o Nazione, cambia poco) che credevamo scomparso nella primavera del 1945, e da allora relegato nei libri di storia. Qualcuno, non a torto, potrebbe ricordare che il Foro Italico è tutto un inno al Fascismo, e che Roma e l’Italia hanno deciso di non buttarlo giù. I jogger, i bambini in bicicletta, migliaia di tifosi della Roma e della Lazio passano regolarmente sotto all’obelisco con la scritta DVX, e calpestano i mosaici dove quelle tre lettere compaiono decine di volte.

Ma il Salone d’Onore del CONI è diverso. Lì si augura di competere al meglio alle atlete e agli atleti in partenza per i Giochi Olimpici e Paralimpici. Lì le autorità dello Stato e dello sport onorano a nome di tutti gli italiani quelli che tornano (poco importa se da Cortina, da Parigi o da più lontano) con una medaglia al collo, vinta in nome di tutti noi. Ripeto, farlo sotto al “sor Benito” in gloria non va bene.

All’inizio dei Giochi mancano ancora tre mesi, c’è tutto il tempo per spostare sedie e microfoni in un’altra sala o di fronte a un’altra parete della stessa. C’è tempo per appendere davanti all’affresco del Duce un altro “mutandone” di tela o – ci perdonino Luigi Montanarini e la sua arte – mettere mano ai pennelli e dare una bella imbiancata. La spesa, qualunque soluzione si scelga, sarà mille volte inferiore agli svincoli stradali, alle nuove cabinovie e alla nuova pista da bob della conca d’Ampezzo.