La più bella valle del Carso incide l’altopiano a est di Trieste, zigzaga tra le pareti calcaree del Monte Stena e del Monte Carso, offre da millenni all’uomo una via di comunicazione verso Lubiana e la Dalmazia. Percorsa da un’antica mulattiera, la Val Rosandra ha visto sorgere nel I secolo dopo Cristo un acquedotto romano.
Nel XIII secolo la valle era attraversata dalla “Strada dei Carsi”, utilizzata dalle carovane provenienti dalla Carniola, dalla Carinzia e dalla Stiria che trasportavano a Trieste lana, sale e pellami, e tornavano con olio e vino. Nei pressi di Moccò sorgeva un castello. Un torrione fu smantellato nel Trecento per far posto alla chiesa di Santa Maria in Siaris (nella foto).
Nel Rinascimento la “Strada dei Carsi” perse importanza. Nel 1887 in Val Rosandra fu costruita la ferrovia da Trieste a Pola, smantellata dopo la Seconda Guerra Mondiale. Negli anni Trenta, le pareti della valle hanno iniziato a essere utilizzate come palestra dagli arrampicatori triestini. Grazie a Emilio Comici, tra i campioni dell’alpinismo dolomitico, vennero tracciate decine di vie. Nel 1932, allo sbocco della valle, è sorto il rifugio Premuda, il più basso d’Italia.
Anche oggi gli alpinisti e gli escursionisti triestini frequentano la Val Rosandra, che è tutelata da una Riserva naturale regionale del Friuli-Venezia Giulia. Nei fine settimana, tutto l’anno, decine di cordate affrontano pareti e torrioni, mentre centinaia di camminatori s’incamminano sulla mulattiera di fondovalle e sui sentieri che s’inerpicano verso il Cippo Comici e il Monte Carso. Una rete di itinerari segnati rende le escursioni facili anche per chi arriva da lontano.
Come tutto il Carso triestino, la Val Rosandra, Dolina Glinščice in sloveno, è stata rivendicata nel secondo dopoguerra dalla Jugoslavia di Tito, ed è tornata definitivamente all’Italia solo con il trattato di Osimo. Il confine (oggi con la Slovenia) taglia la valle accanto all’abitato di Botazzo. Per decenni, uno sconfinamento non autorizzato poteva portare all’arresto da parte dei gendarmi jugoslavi. Oggi i divieti e i controlli di confine sono un ricordo del passato.
Anche la popolazione del settore italiano del Carso è in buona parte di lingua e cultura slovena. In Val Rosandra i segnavia bianco-rossi del CAI si affiancano ai cartelli della Via Alpina e ai segnavia bianco-azzurri della Vertikala, l’itinerario che taglia il Carso da nord a sud che è stato ideato e segnato dalle associazioni degli escursionisti sloveni di Trieste.
- Dislivello: 300 metri
- Tempo: 2.45 ore a/r
- Difficoltà: E
- Periodo consigliato: tutto l’anno, d’estate non nelle ore più calde
L’itinerario inizia da Bagnoli della Rosandra (Boljunec, 71 m), che si raggiunge da Trieste o dall’autostrada che collega la città con Udine. Dalla piazza, una stradina chiusa alle auto traversa Bagnoli Superiore, lascia a sinistra il rifugio Premuda, costeggia un acquedotto romano e raggiunge l’inizio del Sentiero dell’Amicizia (90 m, 0.15 ore).
Si prosegue su un viottolo a mezza costa indicato dai segnavia bianco-rossi numero 1, da quelli bianco-azzurri della Vertikala e dai cartelli della Via Alpina. Il tracciato costeggia delle rocce, si affaccia sulle pozze formate dal torrente e si alza nel bosco lasciando a destra un sentiero per il Monte Carso.
Usciti dal bosco, una salita a mezza costa porta al bivio da cui si sale a destra a tornanti (segnavia 13) fino alla chiesa di Santa Maria in Siaris (Sveti Marija na Pečah in sloveno, 234 m, 0.30 ore), normalmente chiusa.
Gli escursionisti che non temono il terreno ripido possono proseguire sul sentiero (ancora segnavia 13) che sale al margine di un ghiaione e prosegue sulle rocce del Crinale fino al Cippo Comici (343 m, 0.45 ore a/r), che ricorda il grande alpinista triestino. Non ci sono difficoltà, ma la posizione su un aereo poggio calcareo richiede cautela.
Tornati al viottolo di fondovalle lo si segue affacciandosi dall’alto su una cascata. Due gradinate e un breve tratto esposto precedono una selletta dominata da una grande placca calcarea. Si scende nel bosco, si lascia a destra un altro sentiero per il Monte Carso, si traversa un ponte e si raggiungono una stradina e poi le case di Bottazzo (Botač, 184 m, 0.30 ore).
La storica osteria del borgo è chiusa da qualche anno, ma si spera in una riapertura. Oltre un ponticello, una vecchia sbarra dipinta in bianco, rosso e blu segnala il confine con la Slovenia, e l’edificio alle sue spalle è il vecchio posto di frontiera jugoslavo. Il Sentiero dell’Amicizia, da qui, sale in direzione di Beka.
Si riparte per la stradina di accesso al villaggio, oggi pista clclopedonale, che sale offrendo un panorama via via più ampio sulla Val Rosandra e su Santa Maria in Siaris. Accanto a un casello ristrutturato (283 m) si raggiunge il tracciato della ferrovia Trieste-Pola, che si segue a sinistra traversando due gallerie e costeggiando altre pareti.
Dopo circa 1 km a un bivio (258 m, 0.45 ore), si lasciano a destra la ferrovia e la stradina per Hrvati e si scende a mezza costa seguendo i segnavia 15. Dopo aver aggirato i resti di un castello si raggiungono le case di Moccò (Zabrezec), ci si tiene a sinistra a un bivio e si torna in fondovalle a poca distanza dal rifugio Premuda (82 m). Sulla strada si torna al punto di partenza (0.45 ore).
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