“La fama di Vulci ebbe inizio nel 1828, quando l’aratro di un contadino sprofondò in una tomba etrusca. Gli scavi, iniziati subito dopo, divennero ben presto febbrili, e si rivelarono così fruttuosi che Vulci divenne in breve famosa come Pompei ed Ercolano”.
Così l’inglese George Dennis, nel 1848, raccontava la storia della riscoperta di Vulci, una città etrusca diventata un emporio fiorente grazie al suo approdo alla foce della Fiora, che è stata sottomessa da Roma nel 280 avanti Cristo. Nei secoli successivi molti edifici sono stati ricostruiti-ex novo, poi la città è stata abbandonata.
Dopo la riscoperta nel 1828, Vulci è stata letteralmente saccheggiata per volere dei signori della zona. I meravigliosi affreschi etruschi della Tomba François, dipinti tra il 340 e il 330 avanti Cristo e che narrano la leggenda della fondazione di Roma, sono stati portati a Roma nel 1863 per ordine del Principe Alessandro Torlonia, e sono ancora oggi a Villa Albani, sulla Via Salaria.
Oggi le rovine di Vulci, e il Parco archeologico che le tutela, gestito dal Comune di Montalto di Castro, sono un’eccellenza dell’archeologia e dell’escursionismo nel Lazio. Il corso del fiume e il laghetto del Pellicone, circondato da pareti rocciose, rendono la zona suggestiva. Fanno lo stesso il Castello e il magnifico Ponte dell’Abbadia, che scavalca la forra della Fiora a monte del Laghetto del Pellicone, e che ospitano un piccolo Museo archeologico.
Il Parco, dagli anni Novanta, ha sistemato i monumenti e i sentieri, e promosso l’esplorazione archeologica della zona. Ogni anno, nuovi monumenti e nuovi tratti di mura vengono riportati alla luce. Non esiste ancora, però, un sentiero che colleghi l’area protetta al Castello.
- Dislivello: 80 m
- Tempo: 1.45 ore complessive
- Difficoltà: T
- Periodo consigliato: tutto l’anno, meglio in primavera o in autunno
Dalla Via Aurelia, a nord di Montalto di Castro, si segue la strada per il Ponte dell’Abbadia e il Parco di Vulci. Dopo aver lasciato a sinistra la strada per Manciano si continua verso Castello dell’Abbadia, ben visibile in lontananza. Senza raggiungerlo si piega a destra fino al posteggio (70 m) del Parco. Si può arrivare in auto anche da Canino, Ischia di Castro e Manciano. La zona non è raggiungibile con i mezzi pubblici.
Dalla biglietteria, si continua a piedi per un viottolo parallelo a una strada sterrata. Si scende a un bivio, poi si risale comodamente fino alla Porta Ovest (68 m), una delle più sorprendenti di tutte le città etrusche, che è stata in parte ricostruita. Di fronte alla Porta, una struttura in muratura serviva a impedire agli attaccanti di utilizzare un ariete.
Entrati nell’area della città antica, la si percorre in leggera discesa percorrendo lo splendido basolato romano del Decumano Massimo, e incontrando l’arco di Publius Sulpicius Mundus. Più avanti, sulla sinistra, sono i resti del Tempio Grande e della Casa del Criptoportico, un vasto complesso che conserva ambienti ipogei e mosaici.
Al termine dell’area urbana si lascia a sinistra il percorso breve di visita, indicato da cartelli, che porta direttamente al Laghetto del Pellicone. Si supera la Porta Est, si lascia a destra il Sacello di Ercole, e si scende su un bel lastricato, toccando una vasca e a un emporio, fino a un vasto pianoro erboso.
Seguendo le indicazioni si va destra, oltrepassando una staccionata e raggiungendo le rive della Fiora (25 m) accanto alle rovine del Ponte Rotto, una struttura etrusca e poi romana di 85 metri di lunghezza. Le vicine banchine consentivano l’approdo alle navi da carico che risalivano il fiume. Oltre la Fiora sono la Tomba François e altre importanti sepolture etrusche.
Si riparte per un viottolo affiancato da staccionate, che porta a un’ansa con spiaggetta sabbiosa e alla base dell’altura dell’Acropoli, che si raggiunge per un sentiero a tornanti e poi per delle scale metalliche. Qui ci si affaccia sul canyon della Fiora.
Lasciate a sinistra altre deviazioni per la Porta Nord e l’ingresso, si scende a destra traversando delle radure con tavoli da picnic. Traversato un ponte si va a destra su una strada sterrata e si torna alla Fiora presso lo spettacolare Laghetto del Pellicone (29 m), chiuso da alte pareti tufacee e nel quale il fiume si getta con una cascata.
Si riparte sulla strada sterrata, si lascia a destra un sentiero per il Ponte dell’Abbadia e si risale un valloncello erboso. Tenendosi a destra a un bivio si risale al Casaletto Mengarelli (59 m), adibito a bar-ristorante. Una discesa e una risalita riportano al punto di partenza. L’intero anello richiede 1.45 ore di cammino, la visita approfondita del sito è più lunga.
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