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In Ciociaria, ai piedi dell’Appennino, sorge uno straordinario monumento della fede. L’Abbazia di Montecassino, fondata da San Benedetto nel 529, è stata per quindici secoli uno dei principali centri di cultura religiosa d’Europa. Il suo potere temporale abbracciava Lazio, Abruzzo, Molise e Campania, quello spirituale tutta Europa.  

I monaci, nei secoli, hanno prodotto una straordinaria quantità di codici e incunaboli miniati. I mosaici, realizzati tra il 1066 e il 1071 per volere dell’abate Desiderio, poi Papa Vittore III, erano tra le meraviglie del mondo cristiano.

Montecassino è stata devastata intorno al 580 dai Longobardi, e poi nell’883 dai Saraceni. Nel 1349 fu distrutta da un terremoto. Nel Seicento prese forme barocche. Il colpo più duro è arrivato con la Seconda Guerra Mondiale. Alla fine del 1943, le alture a nord di Cassino furono incluse nella Linea Gustav, il sistema di fortificazioni tedesche che collegava l’Adriatico al Tirreno.

Per conquistare Montecassino, gli Alleati ebbero bisogno di quattro mesi, fino al maggio del 1944. I morti dei due schieramenti furono circa 30.000.

Il 15 febbraio l’Abbazia fu rasa al suolo dalle bombe sganciate da aerei americani. Ricostruita al ritorno della pace, è diventata una meta famosa. Ogni anno, migliaia di polacchi visitano il cimitero dove riposano i loro connazionali caduti.

Chi ama i lunghi percorsi a piedi può raggiungere Montecassino da Norcia o da Subiaco, lungo il Cammino di San Benedetto. Offre una gita più breve la Cavendish Road, tracciata sotto il fuoco nemico da genieri indiani e neozelandesi. Il 19 marzo 1944 la strada fu utilizzata da un attacco di carri armati neozelandesi, che venne respinto dai tedeschi. A maggio passarono da qui la fanteria e i carri armati polacchi.

Da qualche anno la strada (il nome deriva da una via di Bournemouth, la città inglese dov’era nato il generale Stenhouse) è stata bonificata dagli ordigni inesplosi e pulita dai rovi, ed è diventata un bell’itinerario per gli escursionisti. Da vedere, oltre all’Abbazia, la Casa del Dottore, l’Obelisco e il Cimitero Militare Polacco. La Masseria Albaneta, oggi birrificio e ristorante, offre una piacevole sosta.

  • Dislivello: 630 m
  • Durata: 4.30 ore a/r
  • Difficoltà: E
  • Periodo consigliato: tutto l’anno, ma non nelle giornate più calde

Da Caira (130 m), che si raggiunge in auto o in bus da Cassino, si seguono a piedi Via Cavatelle e poi Via Fonnone fino all’inizio della Cavendish Road (170 m), dove un tabellone racconta la storia del tracciato, e un edificio costruito da poco ha tolto la possibilità di posteggiare.

Si prosegue lungo l’evidente stradina, indicata da segnavia, che sale a mezza costa a destra del Vallone del Dente. Più in alto si traversano i prati della Valle di Pozzo Alvito e si raggiungono un secondo pianoro erboso e i resti (495 m, 1.30 ore) di un carro armato Sherman, trasformato in memoriale delle forze armate polacche.

Pochi metri più avanti, su un valico, si piega a sinistra per un sentiero (molto fangoso dopo forti piogge, attenzione!) che sale nella boscaglia alla Casa del Dottore (582 m), in vista di Montecassino. Si ridiscende verso destra per una strada a mezza costa, si sbuca su un altro tracciato, e si sale all’Obelisco (593 m, 0.30 ore) dedicato ai Caduti polacchi e ottimo belvedere sulla Ciociaria, i Monti Aurunci e l’imponente Abbazia di Montecassino.

Si scende (a sinistra arrivando) per Via San Comeo, si lascia a destra il tracciato per la Cavendish Road e si arriva (441 m) al Cimitero Militare Polacco, che ha al centro la tomba del generale Anders. Una strada asfaltata sale all’ingresso (501 m, 0.45 ore) dell’Abbazia di Montecassino, che merita una visita attenta.

Al ritorno si torna al Cimitero, si riprende la strada già seguita all’andata, e si lascia a destra quella per l’Obelisco. Si toccano alcune caverne che ospitavano un comando tedesco e si arriva alla Masseria Albaneta (475 m), che ospita un birrificio e un ristorante. Subito dopo si torna al carro armato e alla Cavendish Road, che si segue fino a tornare a Caira (1.30 ore).

Stefano Ardito, Natalino Russo Sentieri del Lazio, Unioncamere Lazio-Touring Club Italiano, 2021