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La magia delle gare sarà la stessa di sempre, ma l’avvicinamento alle Olimpiadi di Milano-Cortina è stato segnato da brutte figure di ogni tipo. L’aumento esponenziale delle spese, i cantieri che resteranno aperti per altri dieci anni, il bosco di larici secolari abbattuto per far posto a una pista da bob inutile, gli impianti costruiti sulle frane sono state le tappe di una Via Crucis dolorosa.

Negli ultimi giorni, hanno fatto male all’immagine dell’Italia le polemiche sulla scelta dei 10.001 tedofori, che si sono alternati (e si stanno ancora alternando) nel portare la fiaccola olimpica verso l’inaugurazione dei Giochi. Non sono stati coinvolti nell’evento grandi nomi dello sci di discesa italiano come Claudia Giordani, Piero Gros ed Herbert Plank, e del fondo come Maurilio De Zolt, Giorgio Vanzetta e Fulvio Valbusa.

Ciliegina sulla torta, la battuta che è costata l’esclusione al comico Massimo Boldi, che in un’intervista al Fatto Quotidiano ha detto “lo sport è la figa. Altro che neve, amo l’aperitivo”, ed è stato immediatamente depennato dall’elenco dei 10.001 per aver affermato cose “incompatibili con i valori olimpici”.

In mezzo a questo squallore, spicca la scelta di Verona, “Città della Pace”, e del suo sindaco Damiano Tommasi, ex-calciatore della Roma e della Nazionale, che hanno inserito tra i tedofori del 19 gennaio due straordinari testimoni di pace come l’israeliano Maoz Inon e il palestinese Aziz Abu Sarah, che già nel 2024, nell’Arena di Verona, si erano abbracciati con Papa Francesco.

Ricordo a chi frequenta la montagna e i sentieri che Maoz Inon si è occupato per anni dell’Israel Trail, che attraversa da sud a nord il Paese, e che è stato tra gli ideatori del Jesus Trail, un cammino che unisce Nazareth al Lago di Tiberiade, nato per affratellare musulmani ed ebrei, che ho percorso e di cui ho scritto molte volte.

Molte delle iniziative di Maoz per la fratellanza tra ebrei e arabi sono state prese insieme ad Aziz Abu Sarah. Entrambi i suoi genitori sono stati assassinati il 7 ottobre 2023 dai miliziani di Hamas, ma lui ha immediatamente invitato il governo israeliano a non scatenare la guerra contro Gaza e la sua gente. Insieme, da allora, Aziz e Maoz hanno continuato a battersi per la pace.  

Mi fa piacere che a Verona, nell’incontro intitolato “Tregua Olimpica”, abbia detto delle parole importanti un altro uomo di pace che ho conosciuto qualche anno fa come il vescovo Domenico Pompili, che prima di spostarsi a Verona ha esercitato il suo magistero a Rieti nei terribili anni seguiti al terremoto di Amatrice.

Maoz e Aziz, secondo il vescovo Pompili, sono la prova che un’alternativa è possibile. Due “agnelli di Dio innocenti che hanno pagato e sofferto per la violenza, e che hanno deciso di trasformare il loro dolore in una nuova speranza di pace”. Abbiamo bisogno di testimonianze così. Grazie di cuore.