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La Cima del Redentore, che sorveglia il golfo di Formia e Gaeta da 1252 metri di quota, non è tra le più alte della catena e del Parco dei Monti Aurunci, ma è certamente la più visibile dalla costa. Per questo motivo, per volere di Papa Leone XIII, ospita dal 1900 una enorme statua del Redentore, visibile anche dal mare aperto, che è stata rimontata sulla vetta dopo essere stata faticosamente trasportata fin lassù.

Dal pianoro della vetta si ammira un meraviglioso panorama, che include le Isole Ponziane, Ischia (NELLA FOTO) e il Vesuvio. Proseguendo la camminata verso il vicino e più elevato Monte Altino, si vedono anche la Ciociaria e la catena principale dell’Appennino, dagli Ernici al Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise, con le sue vette innevate d’inverno.

L’itinerario che consiglio, oggi segnato, segue la “Strada della Statua” utilizzata per il trasporto del manufatto, che è stata allargata qualche anno fa da un restauro esagerato, durante il quale sono stati installati chilometri di inutili staccionate.

La chiesa-santuario di San Michele Arcangelo, ai piedi della salita finale, è stato ristrutturato in stile neogotico alla fine dell’Ottocento, risale all’Alto Medioevo, e viene tenuto aperto solo (e saltuariamente) la domenica. Il rifugio di Pornito (388.9868876, www.facebook.com/rifugioredentore), all’inizio del sentiero, è aperto dalla fine dell’inverno all’autunno. Da vedere il borgo medievale di Maranola.

Dislivello: 550 metri
Tempo: 3.15 ore a/r
Difficoltà: E

Periodo consigliato: tutto l’anno, d’estate non nelle ore più calde

Da Formia si sale al borgo medievale di Maranola, e si prosegue sulla ripida strada asfaltata che s’inerpica sui pendii dei Monti Aurunci. Dopo una serie di stretti tornanti, si va a destra fino al pianoro di Campone, poi si sale a uno slargo (819 m), poco a valle del rifugio di Pornito, aperto dalla fine dell’inverno all’autunno con servizio di bar-ristorante.

A piedi si imbocca il viottolo, indicato da cartelli e dai segnavia 960 del Parco dei Monti Aurunci, che scavalca un costone ed entra in uno spettacolare vallone dominato dal Monte Altino e dalla Cima del Redentore. Il tracciato, affiancato da una vistosa staccionata, traversa a mezza costa, sale con una serie di tornanti, poi traversa ancora fino all’antro che ospita la chiesa-santuario di San Michele (1160 m), normalmente chiusa a chiave.

Altri comodi tornanti, su un pendio di ghiaie, conducono alla Sella Sola (1226 m) e a un altopiano da cui si vedono numerose cime degli Aurunci. Piegando a destra, altre svolte portano in breve alla Cima del Redentore (1252 m, 1.30 ore) e alla sua enorme statua. Da qui si vedono Ischia, Ventotene, Ponza, la costa al confine tra Lazio e Campania e il Vesuvio.

Si ridiscende alla Sella Sola, si lasciano a destra i segnavia 961 che traversano verso il Monte Sant’Angelo e il Monte Petrella, e si riprende a salire per un largo crinale di erba e sassi, seguendo tracce di sentiero e segnavia bianco-rossi non sempre ben visibili. L’itinerario, però, è del tutto evidente.

La salita si conclude sulla vetta del Monte Altino (1367 m, 0.30 ore), da cui il panorama si allarga verso il boscoso versante settentrionale dei Monti Aurunci, la Ciociaria e le cime del Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise. Per l’itinerario dell’andata si torna alla Sella Sola e al punto di partenza (1.15 ore).