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Il Pizzo di Sevo, che la sua sagoma triangolare rende ben riconoscibile da Amatrice e della statale Salaria, è una delle vette più alte, più eleganti e più frequentate dei Monti della Laga.

L’itinerario che sale alla vetta dalle Macchie Piane, molto frequentato dagli scialpinisti, è una classica ascensione con piccozza e ramponi da fare d’inverno o ad inizio primavera, facile se la neve non è ghiacciata. I ripidi pendii della parte centrale del percorso, invece (si arriva a 30-35°) non devono essere assolutamente affrontati con le ciaspole.  

Dalle Macchie Piane e dalla via di salita del Pizzo di Sevo appaiono i Sibillini, il Terminillo, il Lago di Campotosto e il Monte San Franco. Dai 2419 metri della vetta, dove sorge un’alta croce (nella foto) si vedono il Gorzano, l’Adriatico e l’intera catena del Gran Sasso. Se la strada è chiusa dalla neve prima delle Macchie Piane il percorso diventa più lungo.

  • Dislivello: 810 m (con strada aperta)
  • Tempo: 4 ore a/r (con strada aperta)
  • Difficoltà: F/PD, itinerario alpinistico con piccozza e ramponi
  • Periodo consigliato: da dicembre ad aprile

Il terrazzo erboso delle Macchie Piane (1606 m), dove in estate sorge un ovile, si raggiunge per una strada asfaltata di 8 km da Sant’Angelo, frazione di Amatrice. Se la strada è chiusa dalla neve il percorso a piedi si allunga.

Dal termine della strada si traversa in leggera salita il pianoro, si traversa un boschetto di faggi, e si sale a sinistra verso il Pizzo di Sevo per un largo crinale che conduce a un ripiano (1730 m) ai piedi di un pendio più ripido.

Più avanti, accanto a dei nuovi cartelli del CAI, il sentiero estivo inizia a traversare a destra, in direzione del Tracciolino di Annibale e di Cima Lepri. Si riprende a salire per un pendio abbastanza ripido (30-35° circa), che più avanti si corica e si trasforma in un largo crinale.

Lo si segue, affacciandosi a sinistra su un profondo vallone, fino a un tratto pianeggiante (1950 m circa), raggiunto da destra da un canalone. Dove il crinale si perde in un pendio lo si risale direttamente (stessa pendenza del primo tratto ripido) in direzione della vetta, poi una rampa più comoda porta a sinistra fino a un ripiano (2300 m circa).

Si riprende a salire, si supera un altro pendio abbastanza ripido (passando più a sinistra la pendenza è minore), e si continua per un largo crinale fino alla grande croce della vetta (2419 m, 2.30 ore), visibile anche da lontano. Occorre fare attenzione alle cornici di neve che spesso affiancano la vetta sul versante teramano. La discesa, per lo stesso itinerario, richiede 1.30 ore.