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Sul nostro amato (e in qualche zona frequentatissimo) Appennino, le storie da riscoprire e raccontare sono molte. Per mesi l’amico e collega Lorenzo Grassi, grande esperto della Maiella e della Linea Gustav, ha ricordato a tutti un anniversario importante e pressoché sconosciuto.

La prima salita invernale (ma allora si diceva “iemale”) del Monte Amaro, 2795 metri, la vetta più alta della Maiella, era stata compiuta nel 1880 da due soci della Sezione di Roma del CAI, Enrico Abbate e Francesco Allievi. Nel 1890, quattro anni dopo il Garibaldi del Gran Sasso, il CAI Roma aveva inaugurato sulla cima il rifugio Vittorio Emanuele II.

Poi un secolo fa, il 28 febbraio del 1926, altri quattro soci della Sezione di Roma del CAI, Giovanni Enriques, Giacomo Annibale Ghibaudo, Rossi e Alessandro Tartara, sono stati protagonisti della prima salita del Monte Amaro sci ai piedi. Sono partiti da Campo di Giove e dalla sua stazione ferroviaria, sono passati per il Guado di Coccia, la Tavola Rotonda e l’altopiano di Femmina Morta.

E’ stata un’impresa di grande valore avventuroso anche perché i quattro scialpinisti, arrivati sulla cima nel pomeriggio dopo dieci ore di fatica, non sono riusciti a entrare nel rifugio a causa della neve e del ghiaccio che lo ricoprivano, e sono dovuti ridiscendere subito, nella bufera e al buio, superando tratti di “neve ghiacciatissima”. Come raccontò una rivista del tempo, fu la dimostrazione che il “malioso sport invernale” si stava diffondendo anche sull’Appennino.

Negli ultimi mesi Lorenzo ha scovato foto e documenti importanti nell’archivio della Sezione di Roma. A proposito di Enriques, futuro dirigente della Olivetti e della Zanichelli, il suo lavoro ha incontrato quello che aveva compiuto qualche anno fa sull’espulsione dei soci ebrei dal CAI, ribattezzato Centro Alpinistico Italiano per cancellare la parola inglese, decisa a seguito delle leggi razziali fasciste.       

Martedì scorso, 24 febbraio, Lorenzo ha parlato del centenario della prima salita scialpinistica del Monte Amaro davanti ai soci della Sezione di Roma del CAI. Hanno partecipato alla serata due esperti come l’alpinista Cristiano Iurisci e Luciano Di Martino, direttore del Parco Nazionale della Maiella.

Sabato 28 febbraio, a cent’anni esatti dalla prima, Stefania Apuleo, Matteo Carbonoli, Massimo Marconi, Roberto Orlandini, Marta Pantaloni, Fabio Pauselli e Luca Repetto, tutti istruttori della Scuola di Alpinismo Paolo Consiglio, sono saliti in vetta al Monte Amaro in una magnifica giornata di sole.

Al contrario dei quattro pionieri del 1926, non hanno trovato un punto d’appoggio sulla cima, perché lo storico bivacco Pelino (o Maiorano-Pelino?), della Sezione di Sulmona del CAI, è stato smontato nell’estate del 2025 e poi restaurato con la decisiva collaborazione del Parco. Il suo ritorno sulla vetta, tra qualche mese, sarà l’occasione per altri festeggiamenti, e per ricordare la storia della “Montagna Madre”. Intanto un grazie di cuore, a Lorenzo e a tutti gli altri!