La Riserva Naturale di Tor Caldara, sulla costa tra Anzio e Lavinio, è uno dei piccoli miracoli di natura sopravvissuti, alla caotica espansione edilizia che ha trasformato il litorale del Lazio. Estesa su 44 ettari, include un fitto bosco di lecci e due sorgenti sulfuree (“caldane”) circondate da formazioni rocciose.
A dare il nome alla zona è il promontorio dove sorge una torre di avvistamento che ha preso le forme attuali nel 1565, e dove gli archeologi hanno scoperto nel 1999 una villa romana utilizzata tra il I e il III secolo dopo Cristo. Gli insediamenti della Preistoria e dell’Età del Bronzo erano già conosciuti.
La Tor Caldara, che sorge sul punto più alto e ha dato il nome alla Riserva, è sorta nel Medioevo, e ha preso la forma attuale per volere di Marcantonio Colonna, uno dei comandanti della flotta cristiana nella battaglia di Lepanto. Nel 1944 è stata danneggiata dai bombardamenti navali alleati che hanno preceduto lo sbarco di Anzio.
Fu proprio Colonna a riattivare le “solfatare”, delle miniere di zolfo a cielo aperto che sono poi state utilizzate per secoli. Nel secondo dopoguerra, per decenni, la zona è stata adibita a camping. L’area delle sorgenti sulfuree e delle vicine rocce biancastre è invece stata utilizzata negli anni Sessanta dalle troupe di Cinecittà in cerca di paesaggi esotici.
I boschi della Riserva naturale, che è stata istituita da una legge regionale del 1988, sono formati in prevalenza da leccio, affiancati da sughera, orniello, farnia e farnetto. Le sabbie e le arenarie plioceniche formano delle piccole falesie, dove crescono piante pioniere come il lentisco, il mirto e lo smilace, che forma degli intricati cespugli. Tra le rarità è la Osmunda regalis, o felce florida.
La fauna comprende mammiferi come coniglio selvatico e il topo quercino, e uccelli come il gheppio, l’airone cenerino, la garzetta, la nitticora, l’averla piccola e l’allocco. In estate il gruccione scava i suoi nidi nelle scarpate. Nell’area protetta è stata reintrodotta da qualche anno la testuggine terrestre, e vengono allevati degli asini.
La passeggiata sui sentieri della Riserva è breve, facile e suggestiva.
- Dislivello: 20 metri
- Tempo: 1 ora a/r
- Difficoltà: T
- Periodo consigliato: tutto l’anno (apertura giovedì, sabato e domenica)
La via più comoda per raggiungere Anzio e la sua costa da Roma consiste nel seguire la statale 48 Pontina fino ad Ardea, e poi nel piegare a destra lungo la Via Nettunense. Prima di raggiungere la cittadina si devia a destra verso Lavinio e l’ingresso della Riserva di Tor Caldara. Si può arrivare anche da Ostia, Torvajanica e Pomezia.
Dal cancello d’ingresso (17 m) si va a destra accanto al Centro Visite e si prosegue seguendo un viottolo nella lecceta, affiancato dai cartelli e dai QR Code del sentiero-natura. Un primo bivio sulla destra porta ad affacciarsi dall’alto sulla Solfatara, dal secondo una gradinata e una passerella portano nel cuore dell’area vulcanica.
Accanto al viottolo, un cratere scavato da una bomba sparata da una nave alleata prima dello sbarco del 22 gennaio 1944 è diventato negli anni un vero e proprio “giardino delle felci”. Il terzo bivio a destra (indicazioni per l’Osservatorio) porta a un ottimo belvedere sulla Solfatara.
Il viottolo principale termina accanto alla Tor Caldara (20 m), costruita sulla sommità di un piccolo promontorio e affiancata dai resti della villa romana. Il panorama, da qui, si allarga sulla spiaggia e sul mare. Si torna indietro per il viottolo principale. Al primo bivio sulla destra si scende fino ad affacciarsi su un laghetto.
Lo si attraversa su un ponte, si risale dall’altra parte, e si torna all’ingresso toccando l’orto botanico e le strutture dedicate alle tartarughe e al recupero di animali feriti. Una lapide ricorda Alfredo Cozzolino, uno degli ambientalisti di Anzio che si sono battuti, qualche decennio fa, perché questo piccolo gioiello di natura venisse tutelato.
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