“E’ il nostro turno, incontriamoci, immaginiamo la pace / I sogni si avverano, svegliarsi è una rivoluzione”. E poi ancora. “Voglio vedere il Nepal che sorride / Voglio vedere il cuore del Nepal che danza / Voglio vedere il Nepal che sorride / Voglio vedere la gente del Nepal che vive felice”.
Sono versi di Nepal Haaseko (“Nepal sorridente”), la più nota canzone di Balendra Shah, in arte Balen, il rapper, ingegnere e sindaco dell’area metropolitana di Kathmandu che il prossimo 27 aprile compirà 35 anni. E un mese prima, il 27 marzo (13 del mese di Chaitra secondo il calendario locale) giurerà come primo ministro di uno dei paesi più poveri ma anche più amati e sognati del mondo.
Sei mesi fa, nel settembre del 2025, la rivolta dei giovani della Gen-Z è stata repressa nel sangue (almeno 22 morti) dall’Esercito nepalese, ma ha portato alle dimissioni del primo ministro Khadga Prasad Sharma Oli, un “vecchio arnese” della politica locale che ha evitato per un soffio il linciaggio.
Tre settimane fa, il 5 marzo, il Rastriya Swatantra Party (“Partito Nazionale Indipendente”) di Balen ha polverizzato i rivali, assicurandosi 182 seggi su 275 nel parlamento del Nepal. Agli altri (comunisti, marxisti-leninisti, partito del Congresso) sono rimaste le briciole.
In Italia, dove le pagine degli Esteri di quotidiani e tg sono occupate dalla guerra, la notizia della quasi-rivoluzione di Kathmandu è stata data solo da pochissime testate (tra queste il Manifesto, il Sole 24 Ore e il Post), perché il Nepal fa notizia solo in caso di scontri di piazza e di incidenti sugli “ottomila”. Colpisce, fino a oggi, il silenzio dei siti italiani specializzati in montagna e alpinismo.
Quella di Balen è la vittoria dei 10 milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni della Gen-Z, pari a un terzo della popolazione del Nepal, che hanno sfidato le pallottole a settembre e che a marzo hanno votato in maniera massiccia per il rapper. L’augurio è che la sua vittoria dia una spinta all’economia del Paese, e riesca a riportare a casa, in futuro, una parte delle centinaia di migliaia di nepalesi che lavorano all’estero, soprattutto negli Emirati Arabi e dintorni.
Balen parla raramente con la stampa, e indossa perennemente una giacca nera e occhiali da sole. Da sindaco di Kathmandu si è fatto notare per i suoi interventi per rilanciare la città, anche abbattendo degli edifici fatiscenti e occupati, e cacciando tra le polemiche molti venditori abusivi che lavoravano in centro.
Il rapper diventato politico si è fatto notare anche per le sue posizioni dure nei confronti dell’India e della Cina, i due potentissimi vicini che controllano i trasporti tra il Nepal e il resto del mondo. Ricordiamo che tra il 2015 e il 2016, a seguito di contrasti politici con Kathmandu, il governo di New Delhi ha chiuso per cinque mesi i confini, causando danni gravissimi all’economia nepalese e scatenando un’emergenza sanitaria.
Anche oggi, ventiquattr’ore prima dell’insediamento di Balen, il quadro intorno al Nepal e al suo nuovo primo ministro è difficile. La guerra scatenata da Benjamin Netanyahu e Donald Trump contro l’Iran ha bloccato negli Emirati, in Qatar e nei Paesi vicini i lavoratori nepalesi.
In questi giorni, ai piedi dell’Everest, dell’Annapurna e del Kangchenjunga, inizia l’alta stagione delle spedizioni e del trekking. Ma il blocco (o la drammatica riduzione) dei voli di Emirates, Qatar Airlines ed Etihad impedisce a migliaia di alpinisti e camminatori europei di volare in direzione di Kathmandu.
Forse i collegamenti riprenderanno all’ultimo momento, probabilmente una parte dei trekker riuscirà comunque ad arrivare sfruttando i collegamenti via Istanbul o via Delhi, non disturbati dal conflitto nel Golfo.
Ma il colpo per i circa 500.000 nepalesi che vivono di turismo, spedizioni e trekking sarà comunque molto duro, quasi come ai tempi del Covid-19 tra il 2020 e il 2021. Alcune agenzie di Kathmandu danno già per persa la stagione premonsonica del 2026, e si concentrano sulle proposte per l’estate e l’autunno.
Ls crisi, probabilmente, toccherà meno il business delle spedizioni guidate all’Everest, controverso fiore all’occhiello del turismo nepalese. I clienti di Seven Summit Treks, Elite Exped, 8K Expeditions e delle altre grandi agenzie, e delle superguide come Kami Rita Sherpa e Nirmal “Nimsdai” Purja arrivano soprattutto da Cina, India e Stati Uniti, e non dovrebbero quindi avere dei problemi per viaggiare. Molti di quelli che arrivano dall’Europa volano in business, e dovrebbero riuscire a cambiare itinerario per evitare gli hub bloccati di Doha, Dubai e Abu Dhabi.
Intanto, hanno iniziato ad attrezzare la seraccata del Khumbu, prima parte della via normale nepalese all’Everest, i bravissimi Icefall doctors, gli Sherpa ingaggiati dal Sagarmatha Pollution Control Committee per tracciare, attrezzare e mantenere aperto l’itinerario dai 5300 metri del campo-base ai 6300 del Western Cwm, dove le spedizioni piazzano il campo-base avanzato.
Quest’anno il team è diretto dall’esperto Ang Sarki Sherpa, e comprende Dawa Jangbu Sherpa, Tshering Tenzing Sherpa, Tendu Sherpa, Ngima Tenji Sherpa, Phura Chheten Sherpa, Dawa Chhirri Sherpa, Sonam Geljen Sherpa e Mingma Gyaljen Sherpa.
Non sappiamo quanti di questi professionisti della montagna abbiano votato per il nuovo premier che domani si insedia ufficialmente a Kathmandu. La loro vicenda però, in questi giorni, è strettamente intrecciata con quella di Balendra Shah in arte Balen. Jai Nepal, Jai Balen! Viva il Nepal, viva Balen! Auguri!
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