Questo inverno che non accenna a finire, con le sue valanghe e i suoi incidenti che coinvolgno sia scialpinisti sia escursionisti impreparati, ha portato molte volte il CNSAS e i suoi circa 7.000 tecnici nei telegiornali, sui siti d’informazione e sulle pagine dei quotidiani.
I numeri degli interventi realizzati nell’anno scorso, presentati ieri dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino, mostrano che il 2025 è stato l’anno dei record, con 13.037 missioni di soccorso (+8% rispetto al 2024), 528 vittime (+13%) e 9.624 feriti. Di fronte a dati come questi, occorre prima di tutto ringraziare di cuore le donne e gli uomini del CNSAS, che è presente in tutte le Regioni e le Province autonome italiane. Poi, naturalmente, ci sono delle riflessioni da fare.
“Nel corso dell’anno appena trascorso, il CNSAS ha effettuato 11.287 missioni di soccorso, mentre quelle svolte dal Soccorso Alpino Valdostano sono state 1.750, per un totale complessivo di 13.037 interventi” spiega il comunicato del CNSAS. Nel 2024 erano stati 12.063, del 2023 il conteggio si era fermato a 12.349”.
“Il dato rappresenta il valore più alto di sempre” prosegue il testo “e conferma una crescita costante della pressione sul sistema di soccorso in montagna e negli ambienti impervi. Le attività hanno richiesto un impegno complessivo di 204.996 ore/uomo, per un totale di 35.080 giornate/uomo, con il coinvolgimento di 46.927 soccorritori, a fronte di un organico complessivo di circa 7.000 tecnici”. Gli elicotteri si sono alzati in volo per 4.700 volte.
La causa più frequente degli interventi è la caduta o scivolata (45%), seguita da malore (14,1%) e dall’incapacità durante l’attività (8,1%), un termine che comprende i tanti casi di persone non correttamente attrezzate, e/o che affrontano itinerari superiori alle loro forze.
Tra le attività l’escursionismo, con il 43,6% degli interventi, resta l’attività che genera più richieste e interventi di soccorso, seguita da mountain-bike (7,6%), sci (7,4%), alpinismo (5,2%) e ricerca funghi (3,2%). Il dato relativo alle persone decedute (528) segna un aumento del 13% rispetto alle 466 del 2024 e alle 491 del 2023, invertendo il leggero trend di riduzione osservato negli ultimi anni.
L’identikit della persona soccorsa rimane sostanzialmente stabile rispetto agli anni precedenti: uomo (69,5%), italiano (81,1%), con un’età prevalente tra i 50 e i 60 anni (15,51%). Si tratta spesso di escursionisti coinvolti in incidenti dovuti a cadute, o a difficoltà legate al terreno e alle condizioni ambientali.
Come negli anni precedenti, gli interventi si concentrano soprattutto nei mesi estivi: agosto 17,9%, luglio 13,6%, settembre 11,4%. Quasi la metà degli incidenti si verifica quindi nel periodo estivo di maggiore afflusso turistico e outdoor.
“Il quadro complessivo conferma una pressione crescente sul sistema di soccorso e rafforza la necessità di investire in prevenzione, sensibilizzazione e formazione” prosegue il comunicato del CNSAS. Resta quindi valido l’invito a “frequentare la montagna con consapevolezza, preparazione e prudenza, ricordando che la sicurezza passa anche dalla capacità di rinunciare quando le condizioni non sono adeguate”.
Ricordiamo che nell’ultimo anno il CNSAS ha migliorato la sua capacità di interagire con il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza e anche con il Corpo Nazionale Vigili del Fuoco. Resta aperta, come abbiamo sottolineato più volte nell’ultimo anno, la questione delle informazioni pericolose e/o sbagliate sempre diffuse sul web, anche su piattaforme specializzate o sui siti di quotidiani nazionali. Grazie ancora e buon lavoro per il 2026!
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