“Quarcuno me domanna “E che ce trovi / de bello su ‘ste cime sdirupate? /Me spiegheressi er gusto che ce provi /che te ciammazzi a fa ‘ste faticate? / “Ma che ce trovo? E chi lo po’ descrive / La neve, er sole, mille e mille fiori / e zinfonie de luci e de colori / Sù l’anima se spamme, sù se vive.
Un cartello, all’inizio del sentiero che sale da Terracino, ricorda all’escursionista un sonetto composto nel 1944 da Federico Tosti, singolare figura di alpinista e poeta dialettale romanesco originario di Accumoli, storico borgo tra i Monti Sibillini e la Laga raso al suolo dal terremoto del 2016. All’età di 54 anni, Tosti divenne la prima guida di estrazione cittadina dell’Appennino, ma esercitò la professione gratuitamente e per passione.
Da qualche anno, ricorda Federico Tosti un piccolo rifugio restaurato con passione dalla Sezione di Amatrice del CAI, affacciato sulla conca di Amatrice e i Monti della Laga. Siamo ai piedi del Monte Utero, nell’angolo più meridionale dei Monti Sibillini, nel Lazio, In lontananza si vedono le vette del Gran Sasso mentre il Vettore si lascia vedere solo dalla partenza dell’itinerario.
Il percorso, che segue una strada sterrata a tratti ripida, è sconsigliato nelle giornate più calde dell’estate, e si trasforma d’inverno in una bella camminata con le ciaspole. In autunno la zona è molto frequentata dai cacciatori. Chi vuole proseguire può raggiungere i laghetti dei Pantani e il Monte Utero, oppure la vetta dello Scoglio Pecorino.
Il rifugio, affiancato da una fonte, è privo di attrezzatura (reti, materassi…) per il pernottamento, e affiancato da comode piazzole per piazzare una tenda. La camminata può essere prolungata in più modi, il rifugio è un possibile posto-tappa in un trek da Cittareale verso Forca Canapine e i Sibillini.
- Dislivello: 430 m
- Tempo: 2.45 ore a/r
- Difficoltà: T/E
- Periodo consigliato: da maggio a novembre, d’estate non nelle ore più calde
Per raggiungere Terracino, frazione di Accumoli, chi arriva da Rieti e da Roma deve lasciare la statale Salaria a Torrita e salire toccando Roccasalli. Chi arriva da Ascoli Piceno, invece, deve piegare a destra verso Accumoli. Dall’ingresso di Terracino una strada scende a destra verso le SAE (i prefabbricati del post-terremoto) e raggiunge un piazzale con negozio di alimentari e bar (1169 m). Una tabella del CAI indica i sentieri della zona.
Si sale brevemente a piedi sull’asfalto, si va a destra a un bivio, e si continua per la strada sterrata, indicata dai segnavia bianco-rossi 390, che lascia a destra il piccolo cimitero della frazione. A un bivio (1197 m) si va a destra, scendendo nel bosco, da cui si esce accanto a dei massi dalle forme bizzarre.
Da qui il tracciato sale verso le rocce dello Scoglio Pecorino, alternando tratti comodi ad altri più ripidi. Ci si tiene a sinistra a un bivio, si tocca una grande quercia (“nata nel 1915 circa” spiega un cartello) e si raggiunge (1314 m) un prato da cui si vede bene il rifugio, ai piedi dei boschi del Monte Utero.
La sterrata si alza con due tornanti, rientra nella faggeta, e riprende a salire dolcemente a mezza costa. Un ultimo strappo ripido porta alla conca erbosa dove sono una fonte e il rifugio Federico Tosti (1577 m, 1.30 ore), meraviglioso belvedere verso la conca di Amatrice e la Laga, a destra della quale appaiono il Corno Grande e altre cIme del Gran Sasso. La discesa per lo stesso itinerario richiede 1.15 ore.
Chi vuole allungare la camminata può continuare a sinistra per una carrareccia verso la Forca d’Acqua Cerasa (1578 m) la cima dello Scoglio Pecorino (1661 m, 1.15 ore a/r dal rifugio. Dall’altra parte, un sentiero segnato a mezza costa raggiunge la Force dei Copelli e i Pantani (1600 m, 2.15 ore a/r). Si può anche salire al Monte Utero, la cima più alta della catena meridionale dei Sibillini.
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