Qualche volta, rendersi conto di aver dato una notizia sbagliata fa piacere. E’ quello che mi è successo stamattina, quando ho letto su “ExplorersWeb” e sul “Tourism Times” di Kathmandu che Dawa Sherpa, dato per disperso nei giorni scorsi sulla parete del Lhotse, è riuscito a raggiungere da solo il cosiddetto “Crampon point”, l’inizio del ghiaccio scoperto della Seraccata del Khumbu, dove Sherpa e alpinisti calzano o tolgono i ramponi prima e dopo ogni rotazione ad alta quota.
Dawa, soprannominato “Hillary” dai colleghi, è stato soccorso da un gruppo di addetti alla pulizia della montagna. portato in barella al campo-base e poi evacuato in elicottero all’ospedale HAMS di Kathmandu. Il dottor Nishant Dhakal, primario del reparto di Medicina di Emergenza della struttura, dopo averlo visitato ha detto che il paziente “è in condizioni stabili e si sta riprendendo rapidamente, ma ha riportato dei congelamenti alle mani”.
Nei giorni scorsi la 8K Expeditions aveva organizzato un tentativo di soccorso in elicottero, ma Dawa non è stato trovato, forse perché lo avevano cercato troppo in alto. La famiglia del ferito, scrive ancora il “Tourism Times” ha citato per danni il Sagarmatha Pollution Control Committee, che ha disposto la rimozione di corde e scale senza accertarsi che nessuno fosse rimasto indietro.
Che altro dire? Gli alpinisti laici possono riflettere sulla straordinaria forza di volontà di un uomo davanti alla morte, altri possono ringraziare il Dio dei cristiani o tutti gli dei del Chomolungma/Sagarmatha.
Resta un dubbio, però. Nelle immagini diffuse negli ultimi due mesi, nella Seraccata del Khumbu compaiono crepacci profondissimi e larghi 6 o 7 metri. Come ha fatto il bravissimo Dawa a passare da lì senza scale e corde? Non è che qualche addetto alla rimozione del materiale, magari sentendosi in colpa, abbia lasciato qualcosa per aiutarlo a passare?
Vedremo, ma intanto si festeggia la vita. Namastè.
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