Quando si parla delle Alpi Apuane, la promozione turistica (della Regione Toscana e non solo), affiancata dai media nazionali, parla soprattutto di arte, dagli antichi fino a Michelangelo e a Henry Moore. Ma l’indiscussa meraviglia del David, della Pietà e di decine di altre opere copre una realtà ben diversa. Da decenni, il marmo cavato a scopi artistici è una minuscola frazione del totale, e il grosso della pietra estratta su queste montagne, e lavorata in buona parte a Carrara, viene destinato all’edilizia.
Il romantico e pericoloso lavoro dei cavatori del passato non c’è più, e ha lasciato il posto a un’industria ad alta tecnologia, che lavora a ritmi sempre più elevati. Il risultato è che oggi le cave si stanno letteralmente “mangiando” le Apuane. L’estrazione in galleria, avviata qua e là, non ha frenato lo sfacelo del Passo della Focolaccia (nella foto), della Val Serenaia, del Monte Altissimo, del Monte Corchia e di altre zone.
Più di trent’anni fa, con amici come Alexander Langer, Riccardo Carnovalini e Fausto De Stefani, ho partecipato a manifestazioni per chiedere un limite all’estrazione selvaggia. Alpinisti, escursionisti e ambientalisti locali hanno continuato a impegnarsi con intelligenza e coraggio negli anni, ma senza esito. Gli speleologi toscani e non, che si sono battuti per frenare le cave del Corchia (al cui interno si apre una celeberrima grotta) sono stati minacciati, e poi “puniti” con tagli di pneumatici e altri vandalismi contro le auto, e l’incendio doloso, nel 1994, del bivacco Lusa-Lanzoni.
Governare e controllare un settore lucroso come l’estrazione del marmo non è certamente facile, ma fino a oggi non ci ha provato nessuno. La perimetrazione del Parco regionale delle Apuane, istituito nel lontano 1985, è stata disegnata in modo da escludere dall’area protetta le cave, e poi ridotta per eliminare altri possibili conflitti. La Regione Toscana e i Comuni interessati, da Massa e Carrara fino ai piccoli centri di montagna, hanno fatto poco o nulla per controllare le cave, e non hanno mai sfidato la potente corporazione dei cavatori.
Domenica scorsa, 7 giugno, le provocazioni di una parte dei cavatori sono riprese e cresciute. Mentre circa 300 persone partecipavano alla “camminata consapevole” indetta da Apuane Libere con l’adesione di numerose associazioni tra le quali il CAI Toscana, un gruppo di contromanifestanti locali ha contestato la loro presenza. Prima di ripartire, gli ambientalisti hanno scoperto che una trentina di auto erano state danneggiate con colpi e graffi. A farne le spese, tra gli altri, la presidente del CAI Carrara Lucia Geloni e la consigliera regionale Diletta Fallani, di Alleanza Verdi Sinistra.
L’associazione Apuane Libere, che ama i toni battaglieri, parla apertamente di “mafia”. “Chi pensa di difendere le cave vandalizzando le auto di chi cammina in montagna sta mostrando il volto reale di questo sistema”. “Le nostre montagne appartengono a tutto, e non saranno minacce, intimidazioni o atti vandalici a impedirci di difenderle” prosegue il comunicato.
Anche il Club Alpino Italiano, che preferisce usare toni più soft, non ha dubbi. “Si è trattato di un episodio grave, estraneo ai principi civili su cui dovrebbe basarsi ogni confronto democratico sulla gestione di un territorio. Purtroppo la tutela dell’ambiente, capitale naturale comune, spesso si scontra con gli interessi di pochi, che dallo sfruttamento di luoghi pregiati a livello ambientale ricavano i propri guadagni” si legge su un comunicato del CAI Toscana, poi ripreso dall’Ufficio Stampa nazionale.
Eugenio Casanovi, alpinista e custode della memoria di Fosco Maraini in Garfagnana, punta l’indice contro il Comune di Minucciano, nella sua duplice veste di proprietario delle cave e di responsabile dell’ordine pubblico durante una manifestazione regolarmente autorizzata, e naturalmente dei vicini parcheggi. “Una curiosa somma di conflitti d’interesse e mancata applicazione di un minimo principio di cautela. Non vedo attenuanti per un sindaco laureato in Legge” conclude.
Verranno individuati e puniti i responsabili dei danni? Verrà considerato responsabile il Comune di Minucciano, che non ha fatto nulla per fermarli? Arriverà finalmente un limite allo sfruttamento selvaggio del marmo, o il massacro delle Alpi Apuane continuerà all’infinito? Dirà finalmente qualcosa Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana? Anche Michelangelo, se vivesse ai giorni nostri, potrebbe essere d’accordo con questo andazzo.
Questo episodio rende esattamente il senso di impunità di questi signori, che si sentono protetti da amministrazioni locali assai poco attente e da un parco soffocato da un contesto che non gli consente di fare il parco. Questo senso di impunità è lo stesso con cui questi signori conducono le cave, devastando e inquinando
Grazie Stefano! Un’analisi ed un commento impeccabili! Sono passati 32 anni, febbraio 1994, dal convegno organizzato dal Comitato per la difesa del complesso carsico del monte Corchia a Massa con il titolo SOS Apuane a cui segui la famosa fiaccolata che disegnò, visibile dalla costa versiliese, la cresta del Corchia ma lo sfruttamento incontrollato delle Apuane non si è mai fermato. A questo purtroppo si aggiunge la poca attenzione alle problematiche ambientali con sversamenti di idrocarburi e di marmettola che vanno ad inquinare le poche riserve idriche della nostra regione che andrebbero invece gelosamente salvaguardate, protette. Ciliegina sulla torta il ritorno alle minacce e alle violenze come metodo di confronto per chi, evidentemente, pensa che solo con la sopraffazione si possono far valere le proprie ragioni