Dal sito Rieti Life, attento a quel che accade nel capoluogo ma anche nei centri minori e in montagna, arriva una buona, anzi ottima notizia. Ieri 30 giugno Antonio Perinelli, Commissario per la liquidazione degli Usi Civici per Lazio, Umbria e Toscana, ha definitivamente bloccato il progetto di un rifugio-ristorante alla Forca dei Copelli, nei pressi dei laghetti dei Pantani (nella foto), in territorio di Accumoli, sul confine con il Parco Nazionale dei Sibillini.
Il “rifugio”, in realtà un ristorante, era stato proposto dal Comune di Accumoli con l’appoggio della Regione Lazio guidata da Nicola Zingaretti. In previsione dei lavori era stata ampliata la strada sterrata di accesso, che offre una passeggiata frequentata sia in estate sia d’inverno. E dove gli escursionisti, dopo i lavori, incontravano veicoli di ogni tipo.
Come spiegano i colleghi di Rieti Life, il Commissario ha dichiarato che “i terreni interessati costituiscono proprietà collettiva dei naturali di Accumoli”, e che l’approvazione del progetto del rifugio da parte del Comune era illegittima “in assenza del necessario provvedimento di mutamento di destinazione d’uso per i terreni gravati da uso civico”.
Le prime manifestazioni contro l’intervento sono state organizzate dalle sezioni del CAI di Lazio, Umbria e Marche, poi hanno contribuito il WWF e varie associazioni locali. Il procedimento davanti al Commissario per gli Usi Civici è stato avviato dall’esposto di un cittadino, Francesco Ambrosi Sacconi, poi si è costituita in giudizio l’associazione Salviamo l’Orso.
“Il Commissario ha accolto in pieno le nostre conclusioni, confermando che la tutela ambientale e i diritti delle comunità locali prevalgono su progetti di cementificazione spesso inutili e non rispettosi dell’uso civico. Abbiamo dimostrato la natura civica e demaniale di questi terreni incontaminati, di cui siamo tutti custodi” è il commento dell’avvocato Valeria Passeri, legale di Salviamo l’Orso.
Dall’autunno del 2019, prima e dopo il Covid-19, ho criticato più volte il progetto del rifugio dei Pantani su questo blog, sul sito Montagna.tv e su altri media. Oggi sono ovviamente contento, come tanti frequentatori della natura e dei monti. Sul tappeto, però, resta un problema gigantesco.
Il progetto (sbagliato!) del rifugio ai Pantani, un’area magnifica rimasta fuori sia dal Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga sia da quello dei Sibillini, non era una semplice speculazione, ma un tentativo di rispondere al colpo terribile che le scosse di terremoto del 2016 hanno dato all’economia della zona.
Il centro di Accumoli è in rovina, i residenti rimasti vivono nelle SAE (i prefabbricati), e molti di loro se ne sono andati. Un altro pezzo di economia della montagna è crollato a Forca Canapine, dove inizia la passeggiata verso i Pantani, e dove il sisma ha abbattuto alberghi, impianti di risalita e villini.
Oggi, paradossalmente, chi s’incammina verso i Pantani lo fa in un paesaggio devastato ma all’interno di un Parco nazionale, mentre quando esce dal Parco (ed entra nel Lazio) ritrova un ambiente integro. Un rifugio nella zona servirebbe certamente, ma a Forca Canapine, non accanto ai Pantani.
Il problema sono i confini comunali e regionali, perché Forca Canapine è in Umbria, in Comune di Norcia, e a poca distanza si entra nelle Marche, in Comune di Arquata del Tronto. Il Lazio e il Comune di Accumoli iniziano due chilometri e qualcosa più a sud.
Ogni volta che passo da quelle parti mi faccio una domanda alla quale non so rispondere. Non sarebbe possibile costruire qualcosa a Forca Canapine, per esempio sistemando i rifugi Ratti e Genziana (o almeno uno dei due), facendo però in modo che i posti di lavoro e il reddito vadano a residenti di Accumoli?
E’ possibile dare in affitto gratuito un terreno di un altro Comune ad Accumoli, permettendo di costruire qualcosa? Non sono assolutamente un esperto, ma decine di Comuni italiani posseggono pezzi di territorio all’esterno dei loro confini. Che ne pensano i sindaci, i responsabili del Parco, il Commissario alla ricostruzione Guido Castelli? Che ne pensano gli ambientalisti? E gli avvocati che sanno di queste cose?
La passata amministrazione regionale del Lazio, per risolvere un problema sociale, ha rischiato di causare un serio danno ambientale. Ma se si boccia (giustamente!) il rifugio senza trovare un progetto alternativo per aiutare Accumoli, si rischia di buttare via il bambino insieme alla proverbiale acqua sporca.
Accumoli si poteva e si può aiutare con una celere ricostruzione del comune e delle frazioni che gli appartengono e non costruendo cattedrali nel deserto come è stato fatto con l’albergo sopra Poggio D’Api. Sono passati 10 anni dal terremoto e siamo solo al 20% della ricostruzione..
Grazie del commento. Ma certo, la questione centrale è la ricostruzione del paese. La mia opinione è ualche intervento aggiuntivo ci può stare, ma ovviamente non deve fare danni ambientali.