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Tra le sorprese antiche e medievali dei dintorni di Bomarzo, l’antica Polimartium, spicca la spettacolare Piramide etrusca, con i suoi gradini e le sue terrazze incisi su un gigantesco masso di tufo caduto dalla parete sovrastante verso la valle del Fosso del Rio, e utilizzati tra il VII e il VI secolo avanti Cristo fa per sacrifici di animali e altri riti.

Di grande fascino, nella zona, sono anche le rovine etrusche e medievali di Santa Cecilia, i crinali e le tagliate nel tufo, la forra del Fosso del Rio e la snella e solitaria torre medievale di Chia, acquistata negli anni Settanta dal regista Pier Paolo Pasolini e comparsa in vari film.

Completano l’interesse della zona il borgo medievale di Bomarzo, sorvegliato dall’imponente Palazzo Orsini, e il celebre Bosco Sacro (o Parco dei Mostri) con le sue bizzarre statue realizzate a partire dal 1547 dall’architetto napoletano Pirro Ligorio su commissione del principe Pier Francesco (o Vicino) Orsini. Il Bosco Sacro, a nord-ovest dell’abitato, merita certamente una visita ma non è piacevole da raggiungere a piedi. Gli altri monumenti citati all’inizio sono dall’altro lato del centro storico, e danno lo spunto a camminate di grande interesse.

Come in altre zone della Tuscia, le forre, le rupi di tufo e la vegetazione rendono spesso complicato orientarsi. I segnavia rossi realizzati da escursionisti locali, insieme a qualche ometto di pietre, a segnavia di vernice rossa e di nastro adesivo bianco, e a un sentiero reso più visibile dai frequenti passaggi, rendono meno problematica di una volta la discesa dall’altopiano alla Piramide, che comprende un solo passo scomodo.

La crescita del sottobosco, insieme alla mancanza di interventi di pulizia, ha reso invece più complicata la seconda parte, che raggiunge la necropoli e la chiesa rupestre di Santa Cecilia.

  • Dislivello: da 80 a 180 metri
  • Tempo: da 1.30 a 2.15 ore
  • Difficoltà: E l’andata e ritorno alla Piramide, EE l’anello per Santa Cecilia
  • Periodo consigliato: tutto l’anno, ma non nelle giornate più calde

Da Bomarzo si esce dal centro seguendo la strada per il raccordo Orte-Viterbo. Dopo le ultime case, dove il tracciato piega a destra accanto a un serbatoio dell’acqua, inizia a sinistra (305 m) la strada sterrata che porta al campo sportivo. Se si arriva dal raccordo Orte-Viterbo si trova il bivio sulla destra. Accanto al bivio si può lasciare l’auto, in alternativa si può utilizzare il posteggio, dove arriva il sentiero che risale da Santa Cecilia.

Davanti al cartello che indica Bomarzo, si imbocca verso destra Via Cupa, una comoda strada sterrata. Al primo bivio si va a sinistra ancora su Via Cupa, che porta quasi in piano all’incrocio con Via del Fossatello (291 m, 0.15 ore, cartello per la Piramide). Se si parte da Via dell’Elce, che taglia l’abitato, e si segue Via del Fossatello, occorre qualche minuto di meno.

Si segue la stradina indicata dal cartello, che corre a saliscendi tra ulivi e muri a secco, superando dei tratti scavati nella roccia. Dopo aver piegato a sinistra, si raggiunge un altro tracciato, la Strada delle Rocchette. Pochi metri più avanti, un ometto di pietra su un lastrone roccioso indica l’inizio del sentiero (280 m, 0.15 ore) che scende alla Piramide.

Prima di imboccarlo, conviene piegare a destra sulla Strada delle Rocchette, e poi a sinistra sul primo sentiero che si incontra, che porta alla stele che ricorda il cavallo Musetto e poi a un magnifico (ma privo di protezione, e pericoloso!) belvedere sul Fosso il Rio. Occorrono 0.15 ore a/r.

Dall’ometto di pietre, un altro sentiero punta verso l’orlo del vallone, e piega a sinistra entrando una bella “tagliata” nel tufo. La si segue (segnavia rossi) superando dei gradini scavati, e un paio di metri ripidi, che richiedono attenzione se la roccia è bagnata. Si esce dal canyon aggirando un macigno, si scende ancora per qualche metro, poi si traversa a destra su un sentierino con segnavia rossi e altri di nastro adesivo. A saliscendi, senza difficoltà, si raggiunge la Piramide etrusca (250 m, 0.15 ore), separata dal pendio da un’altra “tagliata”. Inoltrandosi in quest’ultima si raggiunge un edificio a due piani scavato nella roccia.

La Piramide regala una grande emozione. Anche se molti escursionisti lo fanno, salire sui suoi ripidi gradini è pericoloso, e dev’essere evitato se il tufo è bagnato. Fin qui l’itinerario è facile (E) ed evidente, nonostante la mancanza di segnavia “ufficiali”. Tornare per la via dell’andata richiede 0.30 ore fino all’incrocio tra Via del Fossatello e Via Cupa, e altre 0.15 ore fino al posteggio all’ingresso dell’abitato.

Se si vuol proseguire, si riparte per un ripido sentiero segnato che scende dalla base della Piramide fino a un tracciato a mezza costa. Lo si segue verso destra (ancora segnavia rossi) tra fitta vegetazione, si raggiunge un fosso e lo si costeggia in discesa.

Alla fine (170 m circa) il tracciato traversa a destra, risale, piega a sinistra e raggiunge i resti dell’insediamento antico e medievale di Santa Cecilia, dove delle tombe scavate nella roccia circondano i resti di una chiesa (210 m, 0.45 ore) costruita prima del Mille. Si riparte sul sentierino segnato, che supera altri tratti scomodi, raggiunge dei macigni e riprende a salire.

I segni rossi portano a una nuova scalinata che si risale, tornando all’altopiano in corrispondenza di un vasto lastrone roccioso, indicato a volte come Passo di Santa Lucia. Verso sinistra, da qui, un sentiero si dirige verso la Torre di Chia.

Si va invece a destra, si passa accanto a un’area da picnic in abbandono e si raggiunge un bivio. Il sentiero di destra, da qui, traversa a mezza costa fino a ritrovare la Strada delle Rocchette. Salendo a sinistra invece, un tracciato segnato dall’acqua sale al campo sportivo di Bomarzo, da cui si torna al punto di partenza (0.45 ore).        

 

Stefano Ardito Passeggiate ed escursioni a Roma e dintorni, Newton Compton 2020

 

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