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La Zillertal, che sfocia nella valle dell’Inn poco a est di Innsbruck, d’inverno è frequentata da sciatori che arrivano da ogni parte d’Europa. In estate la valle, che oltre il capoluogo Mayrhofen si divide in quattro rami, è frequentata da sempre da escursionisti e alpinisti che salgono verso vette, rifugi e ghiacciai.

Alla testata della valle di Zemmgrund, verde e bucolica in basso e aspra e rocciosa più in alto, sorge la Berliner Hütte, uno dei rifugi più grandi e sorprendenti delle Alpi. Costruito nel lontano 1888 dalla Sezione di Berlino del DÖAV, il Club Alpino austro-tedesco, ampliata per la prima volta nel 1910, il rifugio era – ed è ancora – il punto di partenza per salire la Hornspitze (3254 metri), lo Schwarzenstein (3369 metri), il Grösser Möseler (3479 metri) e altre cime traversate da oltre un secolo dal confine con l’Italia.

Come in altre zone delle Alpi, impressiona il ritiro dei ghiacciai, che oggi sopravvivono solo ai piedi delle vette. Riportano piacevolmente al passato, invece, le dimensioni e i dettagli della Berliner Hütte, un rifugio-museo che può ospitare per la notte un centinaio di persone, e le accoglie con uno scalone d’onore e una sala da pranzo magnifici. Completano la suggestione targhe e cartelli d’epoca, e i ritratti corrucciati dei vecchi soci della Sezione.

L’itinerario di accesso si raggiunge da Ginzling, il primo “Borgo degli alpinisti” austriaco (poi l’iniziativa è sbarcata anche in Italia grazie al CAI), e segue una lunga e piacevole strada sterrata che tocca due rifugi privati, la Grawand Hütte e poi la Alpenrosen Hütte, dov’è possibile mangiare e pernottare.

La salita finale verso il rifugio utilizza un bel sentiero selciato, che tocca il memoriale ai soci della Sezione di Berlino caduti nella Grande Guerra. Una notte alla Berliner Hütte consente di esplorare i dintorni del rifugio a iniziare dallo Schwarzsee, un bel lago alpino sorvegliato dalla Zsigmondy Spitze. Le mountain-bike si devono fermare al posteggio 1760 m, prima di un tratto aereo e impressionante (ma sicuro per chi va a piedi!) della strada.  

  • Dislivello: 820 m
  • Tempo: 5.30 ore a/r
  • Difficoltà: E
  • Periodo consigliato: da giugno ai primi di ottobre

Da Mayrhofen, capoluogo della Zillertal, si sale in auto o in bus a Ginzling, e si prosegue fino alla Alpengasthaus Breitlahner (1257 m), con posteggio a pagamento.

A piedi si traversa un ponte, e si continua sulla strada sterrata, indicata da rari segnavia bianco-rossi 523, che supera un breve gradino boscoso, tocca la Klausen Alm (1301 m, servizio di bar-ristorante) e prosegue nell’ampia e suggestiva valle di Zemmgrund, traversando ampi pascoli e lasciando a sinistra una malga. Una lunghissima diagonale e due tornanti portano alla Grawand Hütte (1636 m, 1.30 ore), affacciata su un’altissima cascata.      

Si riparte superando altri tornanti, poi si esce sui pascoli e si lascia a sinistra un’altra baita. La strada finisce a un posteggio (1760 m) dove le poche auto autorizzate si fermano. Si prosegue per una stretta carrareccia a mezza costa che tocca un cancello con varco pedonale dove chi è salito in mountain-bike la deve lasciare.

Si entra a mezza costa in una forra, poi la strada diventa una impressionante “mensola” di cemento attaccata alla parete, priva di protezione a valle ma sicura a causa dei tre metri di larghezza. Se si incrociano i fuoristrada dei gestori dei rifugi e delle malghe occorre ovviamente la massima attenzione.

Usciti dalla forra si sale ancora tra i pascoli, e poi si entra in una vastissima conca di pascoli e roccse sorvegliata dalla Hornspitze, dallo Schwarzenstein, dal Grösser Möseler e dal poco che resta dei loro ghiacciai. Si lasciano a destra il ponte e la strada sterrata per la Waxlegg Alm, una malga con servizio di ristoro, e si raggiunge la Alpenrosen Hütte (1878 m, 1 ora).

Subito dopo, a un bivio con cartelli, si imbocca a sinistra il sentiero per la Berliner Hütte. Il percorso, quasi interamente lastricato, entra in un vallone con sorgenti, torna a destra con una lunga traversata, poi sale in un rado e bellissimo bosco di larice, pino cembro e pino mugo. Toccato il memoriale ai caduti della Grande Guerra si sale per comodi lastroni di roccia fino al rifugio (2042 m, 0.30 ore), magnifico belvedere. La discesa per lo stesso itinerario richiede 2.30 ore.