libri

I 50 sentieri più belli della Toscana

Nella mia esplorazione dei sentieri italiani, la regione di Firenze e di Siena mi ha offerto delle emozioni speciali. Negli anni ho raccontato le vette e gli enormi problemi ambientali delle Apuane, ho descritto i sentieri alle porte del capoluogo, ho individuato dei trekking come quello da Siena all’Argentario, che per anni è stato classico e frequentato, e il Firenze-Siena-Roma.
In questa guida, che ha richiesto lunghi e a volte complessi sopralluoghi, trovate le vette rocciose delle Apuane e dell’Appennino tosco-emiliano, la Toscana mediterranea del Parco della Maremma e dell’Elba, qualche tappa della Via Francigena, itinerari ispirati alla storia come quelli nelle “vie cave” di Pitigliano e a Sant’Anna di Stazzema.
Accanto ai Parchi nazionali e regionali, hanno un ruolo importante i castelli, le abbazie e le pievi, i borghi e le piccole città in cui vive l’anima della Toscana. Non mancano itinerari ispirati ai grandi personaggi del passato remoto o prossimo, da Michelangelo e Leonardo fino a Mario Luzi e a Tiziano Terzani.

Stefano Ardito, I 50 sentieri più belli della Toscana, 128 pagine, 12 euro, Iter Edizioni 2017.

Incontri ad alta quota

Alcuni alpinisti raccontano volentieri le loro storie, con altri bisogna faticare un po’. Ho iniziato più di trent’anni fa a intervistare personaggi della montagna per quotidiani e periodici.
Nei trentacinque “incontri” raccolti in questo volume sfilano star della montagna come Walter Bonatti e Reinhold Messner, e protagonisti dell’alpinismo di oggi come David Lama, Adam Ondra, Alexander Huber, “Manolo” Zanolla, Stefan Glowacz, Christophe Profit e Steve House. Le interviste con Edmund Hillary, Doug Scott, Jerzy Kukuczka, Chris Bonington, Nives Meroi e Simone Moro raccontano come sia cambiato l’alpinismo himalayano.
Altri “incontri”, realizzati qualche decennio fa, permettono di scoprire il K2 di Fritz Wiessner, Ardito Desio ed Erich Abram, il Monte Kenya di Felice Benuzzi, il sesto grado di Domenico Rudatis e Gino Soldà, lo Yosemite di Jim Bridwell, il Tibet di Fosco Maraini e di Heinrich Harrer. Nelle parole dei protagonisti compaiono le speranze, le paure, le idee, i sogni, il ricordo di amici e compagni scomparsi. Perché l’avventura in montagna è una pagina straordinaria di vita.

Stefano Ardito, Incontri ad alta quota, 378 pagine, 19,90 euro, Corbaccio 2017.

Sentieri nel Parco Sirente-Velino

Il Velino, innevato d’inverno, si lascia vedere dal centro di Roma. Dal Sirente, al centro della Penisola, è possibile scoprire l’Adriatico e il Tirreno. Affacciati a sud sul Fucino, a oriente su Sulmona, a nord sulla valle dell’Aterno e L’Aquila, i due massicci gemelli sono separati dall’Altopiano delle Rocche e dai suoi borghi.
Il grande pubblico li conosce grazie alle piste da sci di Campo Felice e Ovindoli. Gli escursionisti li apprezzano grazie alle loro centinaia di sentieri, che si trasformano d’inverno in itinerari con le ciaspole, i ramponi o gli sci.
Ai classici sentieri per le vette del Velino, del Costone, della Serra di Celano e del Sirente ho affiancato in questa guida degli itinerari più brevi verso valichi, belvedere e rifugi. Le passeggiate tra le rovine di Alba Fucens, sul Sentiero Silone di Pescina e lungo la Via Romana che collega Aielli a Ovindoli offrono incontri affascinanti con la storia.
Chi ama la natura scopre il volo dell’aquila e del grifone, può incontrare le tracce del lupo, o fotografare i cervi e i camosci reintrodotti sul Sirente. Il Lago della Duchessa, nel versante laziale, è tra i più suggestivi dell’Appennino.

Stefano Ardito, Sentieri nel Parco Sirente-Velino, 192 pagine, 12 euro, Iter Edizioni 2016.

Le 50 ciaspolate più belle d’Abruzzo

Le montagne d’Abruzzo, d’inverno, sono un grande spazio di natura e bellezza. Dal Gran Sasso alla Majella, passando per il Velino, i Monti della Laga, il Sirente, i Carseolani e gli Ernici e le giogaie del Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise, vette e valli, altopiani e faggete, borghi silenziosi e belvedere offrono agli escursionisti delle straordinarie emozioni.
Tra boschi e crinali innevati, molto spesso, compaiono il lupo, il cervo, l’aquila e l’avvoltoio grifone, il camoscio e gli altri animali protetti. Sulla neve, ogni tanto, si scoprono le tracce dell’orso.
Le ciaspole, le racchette da neve, sono uno strumento perfetto per addentrarsi in questo mondo affascinante. Leggere e facili da usare, consentono di inoltrarsi nei boschi
e nelle valli imbiancate, e di incontrare la bellezza e il silenzio a due passi dai borghi, dalle piste da sci e dalle strade.
Per proseguire in direzione delle vette, in molti casi, le ciaspole devono essere sostituite con i ramponi. Un gioco diverso, che richiede un po’ di esperienza in più di montagna, e che ripaga chi lo pratica con altre grandi emozioni.

Stefano Ardito e Angelo Monti, Le 50 ciaspolate più belle d’Abruzzo, 192 pagine, 12 euro, Iter Edizioni 2016.

Vette facili nelle Dolomiti

Tra Veneto, Alto Adige, Trentino e Friuli si alzano delle montagne famose. Modeste se confrontate con i massicci più elevati d’Europa (la Marmolada raggiunge i 3343 metri contro i 4807 del Monte Bianco), sono state scoperte da viaggiatori e alpinisti dopo le Alpi occidentali, ma sono rapidamente diventate famose. Oggi milioni di Europei le scelgono come mete di vacanza estiva e invernale.
La notorietà delle Dolomiti si spiega con la facilità di accesso, gli armoniosi paesaggi “costruiti” nei secoli dall’uomo, una fauna e una flora molto varie e, paesi e monumenti di grande fascino. A renderle uniche, però, sono le forme della roccia, che l’erosione ha scolpito formando torri, pareti e campanili. Il colore che varia tra il grigio, il giallo, il rosso e l’ocra le rende ancora più suggestive.
In questa guida descrivo 30 vie normali di salita, su tutti i massicci delle Dolomiti. Ci sono passeggiate verso straordinari belvedere come il Lagazuoi Piccolo, il Monte Pore e il Nuvolau, e ascensioni più lunghe verso il Monte Pez, il Sassopiatto e il Ciavàl. Non possono mancare all’appello vette celebri e affascinanti come il Piz Boè, la Tofana di Rozes, il Sass da Putia e la Roda di Vaèl.

Stefano Ardito, Vette facili nelle Dolomiti, 184 pagine, 14,90 euro, Touring Club Italiano 2016.

Parco di Veio

La città etrusca di Veio, orgogliosa rivale dell’Urbe, è stata sconfitta e rasa al suolo duemilacinquecento anni fa. A ricordarla, oltre alle sculture nel Museo di Villa Giulia, sono meraviglie archeologiche come il Ponte Sodo, la Piazza d’Armi, il Santuario di Portonaccio e le tombe affrescate.
Il Parco di Veio, uno dei più estesi del Lazio, tutela degli straordinari monumenti archeologici. Ma include borghi medievali, forre incise nel tufo, torrenti e cascate, campagne suggestive e integre a pochi chilometri da Roma. Accanto alle vacche maremmane, ai cavalli e alle pecore al pascolo vivono rapaci, picchi, mammiferi, farfalle e la rara salamandrina dagli occhiali. A primavera la campagna si colora di fiori.
In questa guida, realizzata in collaborazione con il Parco, descrivo i sentieri segnati che traversano le campagne di Veio e le aree verdi all’interno del GRA. Propongo passeggiate per tutti, camminate più lunghe, le ultime tappe della Via Francigena che conduce i pellegrini verso San Pietro.
Nella prima parte del volume presento al lettore gli otto splendidi borghi del Parco (Campagnano di Roma, Formello, Sacrofano, Mazzano Romano, Magliano Romano, Morlupo, Castelnuovo di Porto, Riano), che meritano una visita attenta.

Stefano Ardito, Parco di Veio, guida ai borghi e ai sentieri 96 pagine, 8 euro, Iter Edizioni 2016.

Il Sentiero Silone

“Tutto quello che m’è avvenuto di scrivere, e probabilmente tutto quello che ancora scriverò, benché io abbia viaggiato e vissuto a lungo all’estero, si riferisce unicamente a quella parte della contrada che con lo sguardo si poteva abbracciare dalla casa in cui nacqui”.
Con queste parole Ignazio Silone, nato nel 1900 a Pescina, ha definito la sua opera, che include capolavori come Fontamara, Il segreto di Luca e L’avventura di un povero cristiano. E’ facile, a Pescina e nei suoi dintorni, riscoprire gli edifici, i paesaggi, gli orizzonti descritti da Ignazio Silone.
Ho contribuito, insieme a Roberto Ranalli e agli altri amici del CAI locale, a far nascere il Sentiero Silone, che si snoda dal Duomo e dalla casa dello scrittore toccando l’ex-convento di San Francesco, la casa-museo Mazzarino, la Croce dei Passionisti e il corso del fiume Giovenco, e che si conclude accanto alla tomba dello scrittore.
Questo libro racconta la storia e i monumenti di Pescina, che conserva i segni del terremoto del 1915. Introduce alla vita e all’arte di Ignazio Silone, una delle figure più importanti della letteratura italiana del Novecento. E si conclude descrivendo passo dopo passo il Sentiero e le sue varianti. Non mancano le citazioni delle opere di Silone riferite ai luoghi che via via si toccano.

Stefano Ardito, Il Sentiero Silone, 128 pagine, 15 euro, Ricerche & Redazioni 2015.

Alpi di guerra, Alpi di pace

Premio Cortina Montagna 2015

Un secolo fa la Grande Guerra ha insanguinato l’Europa. Nelle terribili battaglie combattute sui fronti della Somme, della Galizia, dell’Isonzo e del Carso hanno perso la vita milioni di ufficiali e soldati. Altri milioni di uomini sono stati mutilati o feriti. Sul fronte alpino, dal Passo dello Stelvio alle Alpi Giulie, sono state combattute battaglie ad alta quota, tra pareti di roccia e ghiacciai, che hanno emozionato generazioni di Europei.
Sulle Dolomiti, sull’Adamello, sul Pasubio, sullo Jôf di Montasio e su decine di altri massicci, i militari italiani e austro-ungarici hanno costruito sentieri di arroccamento e vie attrezzate, caserme e fortezze, teleferiche e caverne artificiali. Cannoni e mitragliatrici sono stati issati fin sulle vette più alte.
Oggi, mentre le trincee del Fronte occidentale e del Carso sono state riassorbite in un paesaggio di pace, le Alpi centrali e orientali sono diventate un grande museo all’aria aperta, percorso ogni anno da decine di migliaia di turisti, escursionisti e alpinisti. Per capire la tempesta che ha sconvolto tra il 1915 e il 1918 le Alpi occorre conoscere gli eventi, i loro protagonisti, il mondo che li circondava. Capire il passato serve a costruire un’Europa di pace.

Stefano Ardito, Alpi di guerra, Alpi di pace, 272 pagine, 19,90 euro, Corbaccio 2014.

Storia dell’alpinismo in Abruzzo

Il Corno Piccolo e il Corno Grande, la severa Nord del Camicia, le pareti e le creste del Sirente, dell’Intermèsoli e della Cima delle Murelle. Poi le vette minori in veste invernale, le cascate di ghiaccio della Laga e di altri massicci, le falesie di Roccamorice, di Pietrasecca, di Pennadomo e dell’Aquilano.
Questo libro, uscito nel 2014, è diventato un classico della letteratura sulle nostre montagne. Ci trovate le storiche avventure di De Marchi e Delfico, gli anni dell’esplorazione sistematica di vette e pareti, le grandi imprese degli Aquilotti, di Gigi Mario, di Pierluigi Bini, di Giampiero Di Federico, le scalate più recenti su roccia e ghiaccio sulle grandi pareti d’Abruzzo.
Oltre che ai personaggi ho dedicato molta attenzione anche alle storie locali e “minori”, all’esplorazione invernale delle vette, elementari in estate, del Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise e del Velino. Con un pensiero agli amici che ci hanno lasciato, da Tiziano Cantalamessa fino a Pino Sabbatini, a Roberto Iannilli e a Luca D’Andrea.

Stefano Ardito, Storia dell’Alpinismo in Abruzzo, 304 pagine, 25 euro, Ricerche & Redazioni 2014.

La Grande Avventura

Nell’agosto del 1913 un gruppo di austeri signori, attrezzati con pendoli, termometri, palloni-sonda e teodoliti, si imbarca a Marsiglia per Bombay. Li attende un lungo viaggio nel cuore dell’Asia, destinato a interrompersi nell’estate del 1914 con la notizia dello scoppio della Grande Guerra in Europa.
A ideare e dirigere la spedizione è il medico torinese Filippo De Filippi, medico e cronista delle spedizioni del Duca degli Abruzzi in Alaska e al K2. Lo accompagnano altri otto esploratori e ricercatori italiani, due inglesi e due indiani.
In un anno e mezzo, con tappe a Skardu, a Leh, sul ghiacciaio Rimu, sull’altopiano del Dèpsang e a Kashgar, de Filippi e compagni percorrono le valli del Karakorum, dell’Himalaya occidentale e del Turkestan cinese.
Esplorano il ghiacciaio Rimu, superano più volte i 6000 metri. Mappano territori inesplorati, raccolgono campioni di rocce, effettuano rilevazioni gravimetriche, studiano popoli come i Baltì, i Ladakhi, gli Uiguri e i Kirghisi.
Nel libro racconto la vita di De Filippi e l’avventura del 1913-’14. Un viaggio che ha aperto la strada ad altri straordinari viaggiatori come Giuseppe Tucci, Fosco Maraini e Ardito Desio. Il loro viaggio, anche se si conclude in maniera imprevista, resta una “grande avventura”, che a cent’anni di distanza continua a interessare e affascinare.

Stefano Ardito, La Grande Avventura, 232 pagine, 18,60 euro, Corbaccio 2013.