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Gli escursionisti che visitano i Monti Lucretili si dirigono soprattutto al Pratone e alla vetta del Monte Gennaro, che sorveglia Roma e la sua campagna con il suo “pizzo” triangolare. Ma anche il Monte Pellecchia, che è la cima più alta del massiccio e del Parco, merita certamente una visita.

Sia il Monte sia il Pizzo Pellecchia, rispettivamente 1370 e 1331 metri, offrono un ambiente solitario, e un fantastico panorama che include il Terminillo (nella foto), il Gran Sasso e il Velino, ma anche la cupola di San Pietro e i Monti della Tolfa.

Sui prati sommitali delle due cime si incontrano piccoli gruppi di cavalli al pascolo brado. E’ straordinaria la possibilità di avvistare le aquile che nidificano sul versante di Licenza del Pellecchia. La traversata delle due vette è il percorso più bello possibile sulla montagna. E’ davvero un peccato che i cartelli del Parco contengano numerosi errori, che però non creano pericolo a chi cammina.

L’itinerario seguito dalla maggioranza degli escursionisti, inizia dalla Pineta di Monte Flavio e inizia con un lungo tratto su una monotona strada sterrata pianeggiante, la soluzione che descrivo è più interessante, più breve e altrettanto facile da trovare. Se si parte dalla Pineta occorre aggiungere 0.15 ore in più all’itinerario, sia all’andata sia al ritorno.  

Dislivello: 620 metri
Tempo: 4.15 ore a/r
Difficoltà: E

Periodo consigliato: tutto l’anno

Dall’ingresso di Monte Flavio si segue la Via Provinciale e, prima del ristorante Zi’ Peppe, si imbocca Via Monte Pellecchia. Si posteggia alla fine dell’asfalto e delle case (820 m). Si prosegue a piedi sulla sterrata (segnavia 312) che sale in un valloncello fino ai resti della chiesa della Madonna del Carmine (o delle Carbonere).

Si va a sinistra a un bivio, e si sale fino a una carrareccia (1030 m, 0.30 ore) che proviene dalla Pineta e dal suo posteggio. Se si parte a piedi da quest’ultimo, il tempo aumenta di 0.15 ore, sia all’andata sia al ritorno.

Si segue la carrareccia in discesa fino alla sella di Valle del Prete e si risale al rifugio del Pastore (1015 m), dove il tracciato termina. Si continua per un sentiero che sale per dei pendii sassosi, entra nel bosco, traversa un vallone e piega a destra.

Si sbuca in cresta alle doline dei Pozzi della Neve (1323 m), si rientra nel bosco, si scavalca un cocuzzolo e si sale alla vetta del Monte Pellecchia (1370 m, 1.30 ore), dove una lapide e un pezzo di elica ricordano una tragedia aeronautica del 1960.

Si riparte in discesa sul crinale (segnavia 312B), si scende a una sella, si aggira una dolina e si supera un crinale boscoso. Da un ometto si scende ancora, si lascia a destra una seconda dolina, e si risale al Pizzo Pellecchia (1331 m, 0.45 ore), la vetta orientale della montagna, affacciata su Civitella di Licenza. In questo tratto è abbastanza facile avvistare le aquile, che nidificano sulle balze rocciose sottostanti.

Si torna brevemente indietro, poi si scende (segnavia 312B, ometti) per un crinale erboso in direzione del Monte Gennaro. Si costeggia una recinzione, si entra nel bosco e si scende a una strada sterrata e poi alla Forcella di Civitella (1114 m, 0.30 ore), senza nome sulla carta del Parco.

Si va a destra al primo di due bivii vicini, scendendo nella Valle Lopa (segnavia 312A). A un altro bivio si lascia il fondovalle e si continua a mezza costa traversando dei valloni e toccando la coda dell’aereo caduto. Tornati alla sella di Valle del Prete, si continua fino al punto di partenza (1.15 ore).