Le more targate Prinoth sono buone. Per chi visita Prato Selva, località sciistica in abbandono tra il Gran Sasso e i Monti della Laga, questa è l’unica notizia positiva. I piloni e i cavi della seggiovia più lunga, che sale a Colle Abetone, sono lambiti alla base da una giungla di ginestre e di rovi, accanto alla seggiovia più breve sono cumuli di seggiolini arrugginiti e in abbandono.
Il rifugio Prato Selva è sprangato, con le parti in ferro arrugginite, i resti di quello che somiglia a un tapis-roulant emergono a malapena dalla vegetazione. La giungla sta rapidamente inghiottendo anche il battipista modello Everest della Prinoth, con una cabina che ricorda un elicottero e un prezzo di listino che sfiora i centomila euro.
Tra i cingoli, e accanto alla fiancata, crescono rigogliose le more. In compenso, la strada che sale dal paese è stata appena sistemata. Un nastro d’asfalto largo 8-10 metri, levigato, in attesa dei pullman degli sciatori. Ma quali?
Prato Selva, una piccola stazione piacevole e dall’impatto non eccessivo, in territorio di Fano Adriano, è chiusa e in abbandono da anni. Lo stesso, tutt’intorno, accade agli impianti di risalita di Scanno, di Monte Piselli, di Selvarotonda e a una parte di quelli del Terminillo.
Siamo a Ferragosto, e la super-cabinovia dei Prati di Tivo, a dieci chilometri in linea d’aria da qui, non è ancora ripartita, alla faccia degli escursionisti, dei turisti e degli eroici lavoratori del rifugio Franchetti. Il Covid, che ha dato un duro colpo all’industria dello sci, qui non c’entra nulla, perché la crisi, gli sprechi, l’abbandono sono iniziati ben prima della pandemia.
Le immagini parlano da sole, ma qualche domanda dev’essere fatta. Com’è possibile, di fronte a uno sfacelo come questo, pensare al futuro dell’Appennino proponendo altri impianti di risalita? Il progetto di skilift e seggiovie sulla Laga, presentato un mese fa ad Amatrice, sembra una barzelletta. Ma il TSM2, lo sfascio del versante Nord del Terminillo, è un progetto concreto, che la Regione Lazio ha incredibilmente approvato.
La Provincia di Teramo, nel cui territorio ricadono Prati di Tivo e Prato Selva, invece di sanare le piaghe aperte propone nuovi impianti (compresa una cabinovia da Montorio al Vomano ai Prati di Tivo) e nuove strade ad alta quota.
E il Parco? Esiste ancora il Parco del Gran Sasso e Monti della Laga? Qualche anno fa, di fronte al progetto degli O’bellx destinati a rovinare il versante Nord del Corno Piccolo, l’ente con sede ad Assergi ha sentenziato che quelle grosse macchine per il distacco della neve non avevano alcun impatto ambientale. Oggi, a Prato Selva, il Parco non si vede e non c’è. Almeno potrebbe concedere il marchio dop alle more…
Buongiorno mi è stato detto che il Prato selva è abbandonato la seggiovia nemmeno funzionante anche abbandonata volevo sapere se è vero tutto questo grazie infinitamente se mi rispondete
Buongiorno, Prato Selva è abbandonata da anni. Da qualche tempo si parla insistentemente di un suo rilancio, ma su questo non ho informazioni di prima mano. Il degrado rende necessario un grosso investimento, e c’è anche un problema tecnico, legato all’età degli impianti
Complimenti per l’articolo si vede che conosce bene la situazione abruzzese, la carenza di intelligenza e di progettualità della classe dirigente regionale e locale. Da abruzzese voglio solo dire che una regione che non è mai riuscita turisticamente a legare la montagna con il mare, puntando sull’integrazione del turismo marittimo con quello montano, ma ha abbandonato le aree interne del Gran Sasso e della Laga, della Majella e del Marrone che si trovano a trenta chilometri in linea d’aria dal mare, ma per trovare un albergo aperto d’estate si fa davvero fatica è una regione che non ha capito nulla di come si gestisce il turismo e si valorizza il territorio, basta vedere come sono messe le aree archeologiche di Campo alano o Fossa. Ciò vuol solo dire che la regione non andrebbe commissariata solo per la sanità, ma per tutto