Il crinale tra la Val Senales e la Ötztal, sul confine tra Italia e Austria, è teatro nel settembre 1991 di una sensazionale scoperta archeologica. Due escursionisti tedeschi, Erika e Helmut Simon, scoprono sui 3200 metri del Giogo di Tisa un corpo umano mummificato che affiora da una lastra di ghiaccio.

I due pensano a un alpinista morto da qualche anno, e allertano il Soccorso alpino austriaco. Nei giorni successivi il corpo viene liberato dal ghiaccio, e trasportato a Innsbruck. Primo a capire che non si tratta di una vittima recente è l’alpinista Reinhold Messner, che arriva sul luogo del ritrovamento dopo i Simon ma prima dell’elicottero del Soccorso.

Prima che la scienza certifichi l’origine antica dei resti passa ancora qualche giorno. Poi l’interesse dei media si scatena, i resti di Ötzi vengono studiati e portati da Innsbruck a Bolzano, dove diventano l’attrazione del nuovo Museo Archeologico dell’Alto Adige. Oggi sappiamo che l’uomo del Similaun aveva circa trent’anni, che era stato ferito da una freccia, che aveva un’attrezzatura e un vestiario complessi.

Fanno parte dell’elenco un pugnale di selce e un’ascia di rame, un amuleto di pietra, un arco, una faretra con quattordici frecce, uno zaino di corteccia contenente del carbone e un pezzo di carne secca di stambecco. Aveva vesti di pelli, le sue scarpe erano imbottite d’erba secca.

Mentre il Museo di Bolzano è famoso, solo pochi escursionisti e alpinisti salgono al Giogo di Tisa, dove un monumento visibile dal fondovalle indica il luogo del ritrovamento. Il sentiero che sale al Giogo Basso e al rifugio Similaun, d’altronde, offre un dislivello molto forte, e il percorso dal rifugio al Giogo di Tisa si svolge su un crinale spesso innevato, dov’è bene avere la piccozza e i ramponi.

In piena estate, per escursionisti allenati, non ci sono problemi per salire fino al rifugio, belvedere sul Similaun e decine di altri “tremila” alpini. Per proseguire verso il luogo del ritrovamento (nella foto) occorrono esperienza di montagna e attrezzatura adatta, o farsi accompagnare da una guida alpina. In questo caso, si può anche di partire dal Giogo Alto, che si raggiunge in funivia, e seguire un facile itinerario alpinistico segnato, dove dei piccoli ghiacciai solcati da crepacci impongono di legarsi in cordata.

  • Dislivello: da 1330 a 1530 metri
  • Tempo: da 6 a 8 ore a/r
  • Difficoltà: EE, F oltre il rifugio se c’è neve
  • Quando andare: da luglio a settembre

Da Madonna di Senales, o direttamente dal fondovalle della Val Venosta, si sale fino all’abitato di Vernago (Vernag), affacciato sul vasto lago artificiale che occupa la parte alta della valle. Sorvegliano la zona la Punta di Finale e i ripidi contrafforti del Similaun. Da qui è possibile vedere la palina che indica il Giogo di Tisa e il luogo del ritrovamento di Ötzi.

Dal posteggio appena oltre il paese (1711 m) si sale a piedi per una stradina al Maso Tisa (Tiser Hof, 1814 m), e si prosegue sul sentiero indicato dai segnavia bianco-rossi numero 2, che entra nel Parco Naturale di Tessa e inizia a risalire l’ampia e severa Valle di Tisa, chiusa dai pendii rocciosi e dai nevai della Punta di Finale e del Giogo Basso.

Il sentiero percorre un bel bosco di larici, si allontana dalla teleferica di servizio del rifugio Similaun, poi esce allo scoperto, supera le confluenze di numerosi valloni secondari e raggiunge i vasti pascoli del Tisenberg (2500 m, 2 ore). Qui il percorso diventa più ripido e faticoso.

Si sale ancora a tornanti verso la base di una scarpata rocciosa, poi si sale a destra in diagonale. Il terreno, sempre elementare in estate, diventa impegnativo (e non adatto a escursionisti) in presenza di neve. Alla fine, aggirato un crinale, si raggiungono il Giogo Basso e l’accogliente rifugio Similaun (3039 m, 1.30 ore), costruito nel 1899, oltre il quale si apre l’amplissimo anfiteatro della Ötztal, in territorio austriaco, percorso da vasti ghiacciai. A sud est si alza l’elegante e nevosa vetta del Similaun.

Il rifugio può segnare la conclusione della camminata. Chi vuol proseguire deve seguire i cartelli dedicati a Ötzi. Si sale per ghiaie e nevai, si raggiunge l’ampio crinale di confine, e lo si segue a saliscendi in direzione della Punta di Finale, sempre con vastissimi panorami. Qualche tratto è facilitato da corde metalliche, ma non ci sono difficoltà.

Una comoda discesa a destra della cresta e una risalita portano al pianoro sassoso e nevoso del Giogo di Tisa (3200 m, 1 ora) e al segnale che indica il luogo del ritrovamento. Sorveglia la zona la Punta di Finale. La discesa per lo stesso itinerario richiede 0.45 ore fino al rifugio, e 2.30 ore da questo al posteggio.