Mentre scrivo queste righe, la notizia sta rimbalzando su tutti i media del mondo. Alle 5.30 ora del Nepal (in Europa era ancora notte fonda) di venerdì 26 settembre 2025, l’alpinista spagnolo Carlos Soria Fontán, classe 1939, di Ávila, storica città della Castilla y León, ha raggiunto gli 8163 metri del Manaslu, polverizzando tutti i record di età sugli “ottomila”.
Chi vuole conoscere i dettagli dell’ascensione li trova su tutti i siti di montagna, a iniziare da Montagna.tv, dove sta per uscire una mia cronaca di questa giornata storica. Qui mi limito a sottolineare l’età di Soria, 86 anni e mezzo, cinque più del celeberrimo Reinhold Messner.
Ha perfettamente ragione il collega Emilio Contreras, che oggi scrive sul quotidiano sportivo Marca che “Soria con questa salita è diventato una leggenda mondiale dell’alpinismo e dello sport”. Vale la pena ricordare che l’alpinista spagnolo, dopo aver salito a 51 anni il Nanga Parbat nel 1990, ha proseguito la collezione (oggi è a quota 12 su 14) toccando il Kanchenjunga a 75 anni e l’Annapurna a 77.
Spero di riuscire a intervistare Carlos per farmi raccontare il suo alpinismo, e di farmi spiegare da medici esperti d’alta quota come sia possibile, per un uomo di quell’età, muoversi senza troppi problemi nell’aria sottile delle vette più alte del pianeta. Prima di tutto, però, credo sia giusto ringraziare di cuore l’alpinista di Ávila.
Faccio parte delle migliaia di appassionati di montagna “diversamente giovani”, in tutto il mondo, che ogni settimana devono mettere a confronto la loro voglia di avventura sui sentieri o in parete con l’età che inesorabilmente avanza. La data scritta sulla carta d’identità è sempre quella, ma oggi il limite sembra essersi spostato un po’ più avanti. ¡Muchas gracias, Carlos Soria!
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