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L’itinerario che sale da San Nicolao, frazione di Caramanico Terme, verso il Guado Sant’Antonio, il rifugio Barrasso e il Monte Rapina è molto frequentato dagli scialpinisti. Il vallone che conduce al rifugio che ricorda il naturalista Paolo Barrasso, uno dei padri del Parco Nazionale della Maiella, è spesso innevato anche in inverni asciutti, la cresta che chiude il selvaggio Vallone dell’Orfento e la cima del Rapina offrono un meraviglioso panorama.

Gli escursionisti devono fare attenzione sul ripido pendio tra il rifugio e la cresta, dove in presenza di ghiaccio occorre togliere le ciaspole e utilizzare invece la piccozza e i ramponi. La lunghezza dell’itinerario varia a seconda dell’innevamento, e dell’apertura o meno della strada iniziale alle auto.

  • Dislivello: da 470 a 1020 m
  • Tempo: da 2.30 a 5.30 ore a/r
  • Difficoltà: WT1 fino al rifugio, WT2 più avanti
  • Periodo consigliato: da dicembre ad aprile

Da Caramanico Terme si sale in auto alla frazione di San Nicolao (818 m) e si prosegue per quasi 2 km sull’asfalto fino a un bivio poco visibile (908 m) da cui si stacca a sinistra la stretta e sconnessa strada asfaltata che sale a Guado Sant’Antonio. Con molta neve si parte a piedi dal bivio o addirittura da San Nicolao, altrimenti si può proseguire in auto sulla strada, fino a una larga sella erbosa (1070 m, 1,7 km dal bivio). A piedi non conviene seguire la strada, ma salire alla sua sinistra fino a ritrovare il tracciato nei pressi della sella (0.30 ore).

Si continua a piedi o con le ciaspole sulla strada, che sale con una rampa, aggira un crinale e prosegue con un tratto normalmente innevato d’inverno. Da qui si può seguire la strada fino al Guado Sant’Antonio (1225 m) e poi tornare a destra sul sentiero estivo, oppure salire direttamente per un largo vallone utilizzato dagli scialpinisti.

I due percorsi si incontrano in una zona abbastanza ripida. Si prosegue entrando in una conca, si supera un nuovo gradino ripido e si sale al ben visibile rifugio Paolo Barrasso (1542 m, 1.30 ore), che ha un locale sempre aperto con camino. Il rifugio, in vista del Morrone e del Gran Sasso, può essere una buona conclusione per la gita.

Si riparte sulla sinistra del rifugio, superando in diagonale un tratto più ripido dei precedenti, che con neve ghiacciata può richiedere l’uso della piccozza e dei ramponi. Se la neve è molle si può passare più a destra, avvicinandosi a una faggeta, su terreno più ripido ma con neve spesso migliore. La pendenza diminuisce sul crinale (1660 m circa) dove ci si affaccia sul Vallone dell’Orfento e sulle vette che lo chiudono.

Si continua sul crinale, che digrada dolcemente verso destra e scende con pendii molto ripidi (attenzione con neve dura o ghiaccio!) verso l’Orfento. Più in alto si aggirano delle macchie di mughi più fitte, ci si sposta a destra su un pianoro (Prato della Corte, 1935 m) e si sale facilmente fino al cocuzzolo del Monte Rapina (2027 m, 1.30 ore), rivestito da fitti mughi. Oltre una selletta, la cresta riprende a salire verso il Monte Pescofalcone e il Monte Amaro, la cima più alta della Maiella. La discesa dal Monte Rapina richiede 1.30 ore fino alla sella 1070 m, e altre 0.30 ore da qui alla strada principale.

Stefano Ardito Escursioni invernali nell’Appennino Centrale, Idea Montagna 2021

Stefano Ardito, Angelo Monti Le 50 ciaspolate più belle d’Abruzzo, Iter Edizioni 2017