“Il primo asiatico di umili origini a diventare famoso nel mondo”. Così Pete Boardman, uno straordinario alpinista britannico, ha definito qualche decennio fa Tenzing Norgay Sherpa, protagonista nel 1953 della prima salita dell’Everest insieme al neozelandese Edmund Hillary.
La stessa definizione, oggi, può essere utilizzata per Nirmal Purja, spesso chiamato Nimsdai (“signor Nims”) dai nepalesi, che sessant’anni e più dopo Tenzing ha rivoluzionato l’alpinismo himalayano, e ha dato alla gente del Nepal un’iniezione di orgoglio nazionale.
Chi ha camminato verso l’Annapurna o l’Everest dopo il 2019, quando Nirmal Purja ha completato il suo Project Possible salendo i 14 “ottomila” in sei mesi e qualche giorno, o il 2021 quando ha raggiunto per la prima volta d’inverno gli 8611 metri del K2 insieme a nove connazionali, ha visto un atteggiamento diverso nei giovani Sherpa o di altre etnie del Nepal, che lavorano come guide di trekking.
Da allora questi ragazzi, non importa se alle prime armi, vestono in “stile Nims”, con piumini aderenti (magari da poche centinaia di rupie, ma poco importa) e berretti da baseball. Nirmal Purja, fondatore e coproprietario di Elite Exped, ha rivoluzionato il mondo delle spedizioni commerciali insieme al suo amico Mingma G, a Chhang Dawa Sherpa di Seven Summit Treks e ad altri ancora.
Ho l’impressione, ma non posso esserne certo, che l’esempio di Nimsdai, passato da una famiglia povera alla fama mondiale, abbia influito anche sulla piccola rivoluzione dell’autunno del 2025 in Nepal. I ragazzi della “Generazione Z” hanno mandato a casa un gruppo di governanti vecchi, inefficienti e corrotti, sostituiti qualche mese più tardi dall’attuale premier Balendra Shah detto Balen, 36 anni, di professione politico e rapper.
Nirmal era nato nel 1983 nel villaggio di Dana, nel Nepal centrale, e all’età di quattro anni si è trasferito con la famiglia nel distretto di Chitwan, sul confine con l’India, a poco più di cento metri sul mare. A vent’anni, come suo padre Nanda Bahadur Purja e come i suoi fratelli maggiori, ha superato dei durissimi test ed è entrato nei Royal Gurkha Rifles, i militari nepalesi dell’Esercito di Sua Maestà Britannica.
Grazie a una carriera militare eccellente, con un periodo di servizio in Afghanistan, è stato accettato nel 2009 nello Special Boat Service, un reparto di élite della Royal Navy. Un anno dopo, in un’azione coperta dal segreto militare, la pallottola di un cecchino ha colpito il calcio del suo fucile, e i frammenti lo hanno ferito al volto e al collo. Durante il servizio, come tutti i Gurkha, ha ottenuto la cittadinanza britannica.
Anche la carriera alpinistica di Nimsdai è iniziata in divisa. Nel 2018 dopo aver salito l’Everest insieme ad altri 13 Gurkha, aver riportato a valle un alpinista colpito dal mal di montagna e aver stabilito tre record di velocità tra l’Everest, il Lhotse e il Makalu, ha ricevuto il titolo di MBE (Member of the Order of the British Empire), una delle massime onorificenze del Regno Unito.
Un anno dopo è arrivata la svolta. Dopo aver dato le dimissioni dai Gurkha perdendo il diritto alla pensione, Nirmal Purja ha affrontato il suo Project Possible, raggiungendo le vette dei 14 “ottomila” in sei mesi e sei giorni. L’autobiografia Beyond Possible, Oltre il possibile nella traduzione italiana, e il documentario Nothing Is Impossible, trasmesso da Netflix, lo hanno reso famoso nel mondo.
La sua fama, e il suo stile spavaldo, hanno aiutato il successo della Elite Exped, l’agenzia fondata da Nirmal insieme ad alcuni colleghi. L’alpinista ha lanciato anche un brand di attrezzatura da montagna, il Nimsdai Store, un’agenzia di skydiving, la Skydive Nimsdai e, con altri imprenditori, in una compagnia di elicotteri.
Purja ha creato anche la Nimsdai Foundation, con l’obiettivo di “restituire alle comunità di montagna della mia terra”, e un rifugio per accogliere i portatori a Lobuche, 4900 metri, l’ultimo punto di sosta sulla via del campo-base dell’Everest.
Tra i grandi alpinisti del passato, Reinhold Messner lo ha applaudito e abbracciato. Chris Bonington, icona dell’alpinismo britannico, ha invece dichiarato nel 2019 al Times che “Nirmal ha fatto una cosa straordinaria, ma che non è alpinismo”. Nel 2024, un articolo del New York Times lo ha accusato di tentata violenza contro due alpiniste sue clienti, ma l’accusa è stata poi ritirata.
Chi ha conosciuto di persona Nirmal Purja ha riferito che, dietro alla sua immagine macho e aggressiva, si nascondeva un tono da bravo ragazzo. L’unica volta che l’ho intervistato per telefono (ero in un albergo all’Aquila, lui a Londra) ho avuto proprio quella impressione.
Negli anni, Nirmal Purja ha stabilito il record del maggior numero di salite agli “ottomila” (57). Se una valanga non lo avesse ucciso il 30 luglio scorso sul Broad Peak, in Pakistan, insieme a nove tra colleghi e clienti, sarebbe stato il primo a completare per tre volte la collezione delle 14 cime più elevate della Terra.
La notizia della tragedia, diffusa dal sito ExplorersWeb, è stata ripresa da tutti i media del mondo e confermata da un comunicato di Elite Exped. Tra i messaggi di cordoglio, spiccano quelli di Messner (“ha scelto la propria strada con coraggio e passione”) e del Principe William, erede al trono del Regno Unito (“ha servito con distinzione nelle Forze Armate britanniche prima di diventare uno dei più grandi alpinisti del mondo”).
Nei primi giorni di agosto, la salma di Nirmal Purja, insieme a quelle dei colleghi Pur Bahadur Gurung e Nima Sherpa uccisi dalla valanga sul Broad Peak, è stata onorata da una grande folla a Kathmandu.
Per l’ultimo saluto, il 26 agosto, la sua famiglia e la BGWS, l’associazione dei Gurkha in pensione, hanno invece scelto una chiesa della campagna inglese, la gotica Milton Abbey nel Dorset. A salutarlo, accanto alla moglie Suchi e alla figlia Himani, c’erano parenti, ex-Gurkha, qualche Sherpa arrivato dal Nepal e un picchetto d’onore dell’Esercito di Sua Maestà britannica.
“Nimsdai ha sempre creduto nello spostare avanti i confini, nel far incontrare le persone, nel mostrare cosa è possibile quando il coraggio, la determinazione, l’umiltà e la compassione si incontrano. Grazie, grazie, grazie a chi è stato vicino alla nostra famiglia in un momento così buio” ha scritto su Facebook Kamal Bahadur Purja, uno dei suoi fratelli.
“Ho sempre voluto stracciare i libri delle regole dell’alpinismo” aveva scritto qualche anno fa Nirmal Purja. “Se potessi mostrare ad adulti e ragazzi cosa si può raggiungere nella vita, forse i miei sogni più coraggiosi potrebbero ispirare altri a pensare in grande, e a raggiungere cose prima inimmaginabili. Mi piacerebbe anche lasciare al mondo una pazza storia da ricordare”. Riposa in pace Nimsdai, ci sei riuscito.
Commenti recenti