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L’estate sfortunata di Pietracamela continua. Dopo la cabinovia a singhiozzo e i danni alla strada per i Prati di Tivo, entrambi costati carissimi agli imprenditori locali, oggi è arrivata un’altra tegola. Il sindaco Antonio Villani, dopo una denuncia presentata dalla Sezione di Teramo del CAI al Reparto Parco dei Carabinieri Forestali, ha interdetto “per motivi di pubblica incolumità”, dalle ore 13 del 4 settembre, il transito a escursionisti e alpinisti lungo la Ferrata dei Ginepri, ex-Brizio.

Il motivo non è stato spiegato in dettaglio, ma è certamente legato al cedimento di qualche ancoraggio. Nella parte bassa di quel percorso, dove d’inverno si accumula un alto e pesante strato di neve, è una situazione ricorrente. L’ordinanza del carissimo sindaco Villani termina con la frase “fino all’esecuzione dei lavori di manutenzione straordinaria necessari”. Una frase che altrove può sembrare scontata, ma che sul Gran Sasso e in Abruzzo rischia di avere un significato diverso.

Il rischio è che piova sul bagnato perché stamattina, sui social, è comparsa una denuncia analoga, da parte di un escursionista che ha trovato degli ancoraggi insicuri sulla ferrata che conduce al Bivacco Bafile (nella foto), smontato quasi un anno fa, ma che continua a essere frequentata e apprezzata. Assisteremo anche alla chiusura di quel percorso, che si svolge nel territorio comunale di Isola del Gran Sasso?

Facciamo un passo indietro. Le cinque storiche ferrate del Gran Sasso (Ventricini, Danesi, Ricci, Bafile, Brizio poi diventata Ginepri) sono state sistemate dieci anni fa, nel 2016, grazie a un finanziamento speciale ricevuto e gestito dal Parco, e inaugurate ufficialmente un anno più tardi, dopo qualche dubbio relativo a chi dovesse effettuare il collaudo.

Negli anni successivi è stato attrezzato un breve tratto del sentiero che sale dalla Sella dei Due Corni alla Vetta Occidentale del Corno Grande, e sono stati sostituiti cavi e scale metalliche in condizioni disastrose (ma erano lì dal 1974!) sul primo tratto del Sentiero del Centenario. Il resto di questo meraviglioso percorso, attrezzato solo in piccola parte, è rimasto com’era, ed è stato ufficialmente vietato due anni fa da alcuni dei Comuni interessati.

Tra i tanti che hanno violato il divieto, un anno e mezzo fa, c’è stato anche il’alpinista valdostano Hervé Barmasse, passato da lì nella sua splendida traversata invernale del massiccio. Nell’autunno del 2025 Marco Marsilio, presidente della Regione Abruzzo e appassionato di montagna, ha personalmente annunciato l’avvio dei lavori per restaurare il Centenario. Vorrei sbagliarmi, ma fino a oggi non è successo ancora nulla.

Qualche ambientalista, di fronte a questa situazione, potrebbe anche essere contento. Un anno fa, anche l’inaugurazione della nuova Ferrata Bertona, nel versante pescarese del Gran Sasso, è stata attaccata duramente. Sono un ambientalista anch’io, ma queste sono posizioni sbagliate. La Bertona, che ha avuto un successo di pubblico immediato e clamoroso, ha risvegliato da un annoso letargo turistico Montebello e i territori vicini, dove grazie a quei gradini e a quei cavi sono tornati anche escursionisti, climber e appassionati di sapori di montagna.

Sull’intero Gran Sasso, dal 2016-’17 ai giorni nostri, le cinque ferrate storiche più il pezzetto restaurato del Centenario hanno visto un afflusso da record, di cui, oltre al cuore e all’anima dei percorritori, hanno beneficiato guide alpine, rifugi e strutture ricettive di fondovalle.

Non sono un tecnico, e non posso essere io a stimare il costo degli interventi necessari sulla Ferrata dei Ginepri e forse anche su quella del Bafile. La brevità degli infissi da sostituire (lì qualche preventivo c’è stato, e qualche cifra l’ho sentita) farebbe certamente rientrare anche la sistemazione del Centenario tra gli interventi di ordinaria amministrazione. Ma esiste un’ordinaria amministrazione per le ferrate (e per i sentieri, e le strade, e i rifugi) del nostro amato Gran Sasso?

Sulle Alpi italiane, che si tratti di “ricche” Province e Regioni autonome o di “povere” Regioni a statuto ordinario, la manutenzione annuale di sentieri attrezzati e ferrate viene fatta ogni anno dai gestori dei rifugi e dal CAI (o dalla SAT, o dall’Alpenverein altoatesino). A volte intervengono i Parchi, in caso di interventi importanti arrivano i fondi pubblici.

Al Gran Sasso, invece, la manutenzione ordinaria delle ferrate latita, e quella straordinaria, finora, c’è stata soltanto due volte in quarant’anni. Gli amici del CAI di Teramo hanno fatto benissimo a denunciare una situazione pericolosa, e lo stesso vale per i Carabinieri Forestali e il sindaco Antonio Villani che ha vietato l’itinerario a rischio.

Ma chi si dà da fare per rimettere in sicurezza le ferrate? Il vecchio presidente del Parco, prima di lasciare l’Ente, ha espresso più volte la volontà di non occuparsi più nemmeno dei sentieri ordinari. L’odierno commissario, fino a oggi, non sembra aver fatto molto per garantire sicurezza agli escursionisti.

Non vorrei essere un profeta di sventura, ma temo che prima che le ferrate “ammalorate” (gli enti pubblici usano questa parola, se non sbaglio) del Gran Sasso ridiventino “più belle e più superbe che pria” si prospettino delle attese infinite. Non vorrei, per capirci, che alla Ferrata dei Ginepri toccasse un destino analogo a quello degli impianti e delle piste da sci di Prato Selva, o della strada che collega(va) Fano Adriano con Intermesoli e con Pietracamela.

A proposito, qualcuno sa dirmi con certezza quando arriverà il nuovo bivacco Bafile? E quando sarà aperto al pubblico il nuovo rifugio Martellese della Maiella, che la Regione ha finanziato con 80 mila e più euro legati al turismo e dopo l’inaugurazione è rimasto chiuso?  Attendo con fiducia.