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Sono stato una ventina di volte a Kathmandu, la meravigliosa capitale del Nepal, così faticosa per chi ci vive e chi la esplora. Quasi sempre, da lì, ho proseguito verso i sentieri del Khumbu, dell’Annapurna e del Mustang. Altre volte sono sceso in pianura, in cerca delle tigri di Chitwan e delle memorie del Buddha a Lumbini.  

Mai, lo confesso, mi sarei aspettato di ascoltare a Kathmandu “Ho visto un re”, la più celebre canzone di Dario Fo, scritta nel 1968 e interpretata da Enzo Jannacci. E’ successo nell’orfanotrofio della DOCS Foundation, che accoglie, decine di bambini e ragazzi, dove gli ospiti della struttura hanno partecipato a un laboratorio artistico diretto dai musicisti Fabrizio Cesare, Luca Romagnoli e Nicola Pomponi (in arte Setak), dall’artista visiva Lucia Sicuro e dall’attore Icks Borea.

Bambini e bambine hanno collaborato nella pittura del fondale, e poi sono entrati nella rappresentazione come attori. I più grandi hanno interpretato il Re, il Ricco e l’Imperatore, personaggi-chiave della canzone.

Il progetto “A Jester on Sagarmatha – A Tribute to Dario Fo”, “Un giullare sul Sagarmatha – Un tributo a Dario Fo”, fa parte del programma della spedizione scientifica Pyramid26, diretta dal professor Vittore Verratti dell’Università d’Annunzio di Chieti-Pescara, che nelle settimane precedenti aveva indagato sull’ipossia e sull’adattamento umano all’alta quota ai 5000 metri del laboratorio Piramide, ai piedi del versante nepalese dell’Everest. Un progetto scientifico importante, di cui ho scritto su “Molto Salute”, supplemento de Il Messaggero, Il Gazzettino, il Mattino e altri quotidiani, e su “Lo Scarpone”, la testata online del Club Alpino Italiano.  

Dario Fo, straordinario attore e artista insignito nel 1997 del Premio Nobel per la Letteratura, è stato autore e interprete con la moglie (e altrettanto straordinaria collega) Franca Rame di capolavori come Mistero buffo, Lu santo jullare Francesco e Morte accidentale di un anarchico. Fo era nato nel 1926 a Sangiano (Varese) e ci ha lasciato il 13 ottobre 2016 a Milano. In questi giorni, quindi, ricorrono il centenario della nascita e il decennale della morte.

Gli eventi in memoria dell’attore hanno avuto il patrocinio della Fondazione Dario Fo e Franca Rame. Mattea Fo, presidente della Fondazione, ha partecipato all’evento che, a luglio, ha presentato Pyramid26 a Sant’Eusanio del Sangro, ai piedi della Maiella. Fo è stato ricordato anche alla Piramide, con letture da La nascita del giullare, prima parte di Mistero buffo.

Il 9 ottobre, dopo il ritorno del team dei ricercatori a Kathmandu, Luca Romagnoli, Nicola “Setak” Pomponi e Fabrizio Cesare si sono esibiti in un concerto in un locale della città. L’attore Icks Borea, all’inizio e alla fine, ha recitato brani del monologo Maria alla Croce di Dario Fo, inclusa l’invettiva “Vaj Gabrièl!”

Due giorni dopo musica italiana e versi in dialetto abruzzese si sono incontrati con musica e canzoni in Nepali nel Museo della Musica Folk Nepalese (nella foto), fondato da Ram Prasad Kadel e ospitato dallo storico tempio di Tripureswor Mahadev, accanto al fiume Bagmati.

Tra i partecipanti locali la cantante Rekha Shah e il flautista Ratna BK. Le parole di Dario Fo, recitate anche qui da Borea, sono echeggiate tra le architetture in legno e mattoni del tempio.

Nello stesso momento, nelle strade vicine, gruppi di giovani con strumenti a fiato e tamburi celebravano l’inizio del Dashain, uno dei festival più importanti per gli Indù. Un bell’incontro tra culture, nel segno di Dario Fo e Franca Rame. Anche senza sentieri e montagne, è valsa la pena di tornare a Kathmandu.