Seleziona una pagina

I treni in Valle d’Aosta funzionano male da decenni. Più di mezzo secolo fa, quando ho viaggiato più volte da Roma a Courmayeur con i mezzi pubblici, mi sono scontrato con linee lentissime, e “coincidenze” che costringevano a ore di attesa a Torino e a fare l’autostop nell’ultimo tratto.

Oggi, nonostante la cabinovia da Aosta a Pila, non esistono “treni della neve” verso la Vallée simili a quelli in funzione in molte altre parti dell’arco alpino. L’autonomia regionale valdostana è altrettanto ben finanziata di quelle del Friuli-Venezia Giulia e delle Province di Bolzano e di Trento.

Tra Pont-St.-Martin e la Valdigne, però, non è mai stato avviato nulla di simile alle ferrovie affiancate da comode e frequentatissime piste ciclabili che salgono verso il Brennero, la Val Venosta, l’alta Val Pusteria e Tarvisio.

Sembra che lo slogan di chi governa sia da decenni “solo in auto!”. Da Roma e da molte altre parti d’Italia, paradossalmente, è più facile arrivare in treno a Chamonix, passando per il Sempione, Martigny e Vallorcine, che salire con i mezzi pubblici a Courmayeur. Che assurdità, che peccato.

Nonostante i problemi di oggi, la ferrovia della Valle d’Aosta ha alle spalle una storia lunga e interessante. La linea che sale al capoluogo da Chivasso (e quindi da Torino e Milano) risale al 1881, i primi progetti di un traforo sotto al Monte Bianco prevedevano treni, non auto.

I lavori per la linea da Aosta a Pré-St.-Didier, lunga 31, 326 chilometri, che include 4 ponti sulla Dora Baltea e 22 tunnel lunghi fino a 1.297 metri, sono iniziati nel 1927 e si sono conclusi il 28 ottobre 1929, settimo anniversario della marcia su Roma e festa nazionale del regime fascista.

Oltre che per i passeggeri, tra cui alpinisti, turisti e sciatori diretti a Courmayeur e ad alte località valdostane, la linea trasportava il carbone estratto dalle miniere di La Thuile verso l’acciaieria Cogne di Aosta. Le stazioni sono nove, Sarre, Saint-Pierre, Villeneuve, Arvier, Avise, Derby, La Salle, Morgex e Pré-Saint-Didier.

Nel 1968 si è passati dalla trazione elettrica al diesel. Il declino della linea è iniziato nel 1966 con la chiusura delle miniere di La Thuile. Negli anni successivi, a causa degli ingorghi di auto e TIR tra Aosta e il Traforo del Monte Bianco, la linea avrebbe dovuto essere potenziata, ma né le Ferrovie dello Stato né la Regione hanno mai investito.

Alla fine del 2015 l’Assessore regionale ai Trasporti ha annunciato la sospensione del servizio. Il 30 luglio del 2026 la Regione ha approvato il nuovo Piano Regionale dei Trasporti della Valle d’Aosta, che prevede il definitivo smantellamento della linea.

A battersi per il rilancio della ferrovia è Henry Truchet, ambientalista e alpinista di Courmayeur. “Il futuro della Aosta-Pré-Saint-Didier non è l’asfalto” inizia uno dei suoi appelli diffusi tramite la stampa locale e i social. “Un secolo fa, la Valle d’Aosta ebbe la lungimiranza di unire il capoluogo all’Alta Valle con una linea elettrificata all’avanguardia. Oggi, nel 2026, mentre l’Europa investe sulla transizione ecologica e sul turismo lento, il Consiglio Regionale si trova davanti a un bivio storico: decretare la morte definitiva della tratta trasformandola in una pista per autobus, o farne il pilastro della mobilità del futuro”.

“La ferrovia c’è, la sede protetta esiste e i binari, sebbene bisognosi di ammodernamento, rappresentano un patrimonio infrastrutturale che oggi costerebbe cifre astronomiche ricostruire da zero”. “Cedere l’infrastruttura alla logica del “tutto su gomma” significa condannare la Statale 26 e la Valdigne a un aumento costante di smog e code”.

“La Regione ha la possibilità di far valere la propria autonomia per acquisire l’infrastruttura e governarla con una visione moderna. Celebrare il suo centenario nel 2027 non deve significare l’inizio di un funerale, ma l’inaugurazione di una nuova era”. “Non smantellate il futuro della Valle d’Aosta”.

Un’idea geniale di Henry Truchet e dei suoi amici è stata di inserire la ferrovia Aosta-Pré-St.-Didier tra i Luoghi del Cuore del FAI. Un elenco che comprende centinaia di chiese, borghi, castelli e luoghi di natura di cui l’associazione chiede (a seconda delle condizioni) il recupero o il restauro.

Fino al momento in cui scrivo, la sera del 28 settembre, la ferrovia ha raccolto ben 8.067 voti, incluso il mio, ed è sesta nella classifica del FAI. Invito chi mi legge a votare tramite il link https://fondoambiente.it/il-fai/grandi-campagne/i-luoghi-del-cuore. Iscriversi al Fondo Italiano per l’Ambiente è un’ottima cosa, ma per votare non occorre essere soci.

Informazioni sulla campagna per salvare la linea si trovano sul gruppo Facebook “Salviamo la ferrovia Aosta-Pre’ Saint Didier”, da cui proviene la foto scattata alla stazione di Morgex, con il Monte Bianco sullo sfondo. Magari un giorno ci si vede su un treno diretto ai piedi di quella meravigliosa montagna…