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Anche se i suoi “soli” 1898 metri sono inferiori alle quote del Marsicano, della Meta, della Terratta e del Petroso, il Monte Turchio è una delle cime più importanti del Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise. I suoi boschi sorvegliano Lecce nei Marsi e Gioia Vecchia, la sua vetta chiude a lungo l’orizzonte per chi arriva dalla A25 e da Pescina.

Il lungo crinale del Monte Turchio stacca il pianoro della Cicerana, dove sorge il frequentato Ecorifugio, dal Passo del Diavolo e dalla statale 83. La comodità di accesso e il panorama che include gran parte delle montagne d’Abruzzo fanno da tempo di questa cima una meta molto apprezzata, sia in estate sia d’inverno, quando si può salire con le ciaspole (ma portando i ramponi nello zaino!) sia con sci e pelli di foca.

Per anni, anche se sulla cima sorgono da tempo ben due croci, e lungo il tracciato non sono habitat o siti delicati, la salita al Monte Turchio è stata ufficialmente vietata dal Parco. Il divieto è stato tolto solo da qualche anno, quando il nuovo sentiero T3 è stato aggiunto alla segnaletica ufficiale. Ho chiesto per molti anni al Parco, in articoli, guide e interventi in convegni, di “liberare” questo e altri sentieri dove gli escursionisti non rischiano di danneggiare l’ambiente. Mi piace pensare che la decisione di togliere il divieto del Monte Turchio sia un po’ anche merito di chi scrive.        

  • Dislivello: 550 m
  • Tempo: da 2.30 a 3 ore a/r
  • Difficoltà: E
  • Periodo consigliato: da maggio a fine ottobre, d’inverno con le ciaspole o gli sci

Il rifugio del Diavolo (1400 m), abbandonato da anni, sorge sull’omonimo valico, e si raggiunge da Pescasseroli o da Gioia nei Marsi per la statale 83 Marsicana. Chi proviene dal secondo centro e dal Fucino tocca prima del rifugio iil borgo di Gioia Vecchio. Chi arriva da Bisegna e dalla Valle del Giovenco deve seguire la strada per Pescasseroli fino a sbucare sulla statale, e poi piegare a destra.

A sinistra del rifugio è un posteggio affiancato da una casetta di legno. I cartelli per l’Ecorifugio Cicerana iniziano dalla statale. Qui si imbocca un’ampia strada sterrata (segnavia T1), che traversa il pianoro della Penna, passa ai piedi del versante orientale di Monte Turchio, ed è chiusa da una sbarra (1408 m, 0.15 ore) all’ingresso di una faggeta. Questo primo tratto può essere percorso in auto.

Il nuovo sentiero per il Monte Turchio (segnavia T3) inizia a destra della sbarra, traversa una conca erbosa e raggiunge verso destra un ampio e comodo crinale, che si risale costeggiando delle macchie di faggi. Dopo un centinaio di metri di dislivello arriva da destra un ripido sentiero diretto, indicato da rari ometti di pietre, che sale dal pianoro della Penna, e viene normalmente seguito d’inverno.

Si continua lasciando a sinistra un sentiero a mezza costa, superando dei brevi tratti più ripidi, e raggiungendo dei modesti affioramenti rocciosi (1835 m) dai quali ci si affaccia sul pianoro e l’Ecorifugio della Cicerana. Si continua a salire, si scavalca un elementare cocuzzolo roccioso, e si continua a saliscendi sulla cresta sommitale del Monte Turchio, aggirando una conca erbosa che si apre sulla destra. Si vedono il Gran Sasso, la Maiella, il Viglio, il Velino e il Sirente, alle spalle compaiono il Marsicano, il Petroso e molte altre vette del Parco.

Due marcati saliscendi precedono la vetta (1898 m, 1.30 ore), indicata da due croci metalliche affacciate sul Fucino. La discesa per lo stesso itinerario richiede 1 ora fino alla sbarra 1408 m, e 0.15 ore da qui al Passo del Diavolo. Salire o scendere per il ben visibile sentiero diretto consente di abbreviare i tempi.